Lucky Desmond e Awelima Lucky
Lucky Desmond e Awelima Lucky

Macerata, 9 aprile 2019 - Condanne quasi dimezzate, a quattro anni e otto mesi ciascuno, per Awelima Lucky e Lucky Desmond, accusati di aver spacciato marijuana ed eroina. Lo hanno deciso i giudici della corte d’appello. In primo grado Awelima era stato condannato a otto anni, e Desmond a sei. Ora gli imputati potranno chiedere di scontare la pena agli arresti domiciliari.

I nigeriani erano stati indagati dopo l’omicidio della 18enne romana Pamela Mastropietro. Controllando il cellulare di Innocent Oseghale – fermato il 31 gennaio dell’anno scorso – i carabinieri individuarono i numeri di Awelima e Desmond e iniziarono a monitorare i loro movimenti. Venne fuori così che i due dal settembre del 2017 si erano dedicati all’attività di spaccio, e che in particolare era stato Desmond a dare a Oseghale una dose di eroina il 30 gennaio, dose destinata a Pamela Mastropietro.

Mettendo sotto controllo i loro telefoni, i carabinieri sentirono Awelima progettare un viaggio in Svizzera, e così il nigeriano venne bloccato alla stazione di Milano. Anche per Desmond poi scattò l’arresto. Al termine delle indagini però la procura ha ritenuto che non ci fossero elementi per accusare anche loro due dell’omicidio della ragazza.

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Più riscontri invece sono emersi sulla loro attività di spaccio in diverse zone della città, dove davano appuntamento ai clienti che li contattavano per telefono: vicino all’ex manicomio di Santa Croce, all’hotel Recina a Montecassiano, dove abitava Awelima, ai giardini Diaz, a Fontescodella, ai Cancelli, in via Morbiducci.

Così i nigeriani sono finiti sotto processo per spaccio di stupefacenti. In primo grado, con il rito abbreviato, il giudice Claudio Bonifazi aveva inflitto sei anni di carcere a Desmond e otto ad Awelima, accusato quest’ultimo anche di aver spacciato vicino a una scuola. Una condanna contestata subito dai difensori, gli avvocati Francesca Palma e Gianfranco Borgani, dettata secondo loro più dallo scenario che dal contenuto del processo.

In appello, hanno dunque chiesto che venissero riconosciute le attenuanti a due persone senza precedenti penali, hanno chiesto l’applicazione di una recente sentenza della Corte costituzionale, che ha ridotto i minimi da otto a sei anni e, per Awelima, l’avvocato Palma ha fatto presente che la scuola vicino cui avrebbe spacciato l’imputato era una materna, i cui alunni non potevano essere considerati potenziali clienti del nigeriano.

I giudici di Ancona alla fine hanno ritenuto di ridurre le pene, infliggendo a entrambi quattro anni e otto mesi di reclusione. Per ora i nigeriani restano in carcere. Dopo aver letto le motivazioni, i difensori valuteranno se ricorrere in Cassazione. Per entrambi, gli avvocati stanno cercando una comunità che possa accoglierli. Se ci fosse, si potrebbe chiedere di scontare ai domiciliari la pena, visto che ora stata è molto ridimensionata.