Macerata, 4 febbraio 2018 -  Il terrore all’improvviso  (FOTO), davanti a un tabaccaio o alla fermata del bus. Il terrore che quei sei incolpevoli ragazzi all’ospedale di Macerata ancora hanno negli occhi quando i medici - uomini, prima ancora che dottori - cercano di dar loro forza perché, per fortuna, tutti se la caveranno. Qualcuno con prognosi un po’ più lunga, ma nessuno, stando all’ultimo bollettino, con rischi di patologie permanenti. Sono infatti stazionarie le loro condizioni. Il direttore dell'Area vasta 3 Alessandro Maccioni conferma che il più grave è un nigeriano con una ferita perforante al torace con ematoma epatico. Non è in pericolo di vita e per il momento non viene ritenuto necessario un intervento chirurgico. 

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«Sono scioccata, impaurita, non so che fare».  Un filo di voce, non di più, esce dalle labbra di Jennifer Otioto, 29 anni, una fuga dalla Nigeria e una nuova vita che ancora spera di trovare a Macerata dove abita da due mesi in un appartamento per migranti. Gli occhi, grandi e mesti, trasmettono un mix tra incredulità e smarrimento quando provano a fissare la finestra e gli ultimi spiragli di luce prima del tramonto. «Alla fermata del bus – racconta l’unica donna colpita da Luca Traini – davanti alla stazione ferroviaria eravamo in parecchi ad attendere il pullman, italiani e stranieri, di cui almeno quattro persone di colore». Poi, di colpo, la più atroce e assurda delle scene da film d’azione. Un’auto è passata lì davanti e un uomo ha sparato dall’interno della macchina (VIDEO), prima di fuggire. Un solo colpo: mi ha preso ad una spalla, dove ora il dolore è fortissimo».

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I deliri di Luca Traini: "Faccio una strage"

Con la stessa forza che l’ha spinta in Italia a cercarsi un futuro, riesce a trattenere, seppure a stento, le lacrime anche quando mostra la ferita sotto la fasciatura e ti stringe la mano come per vincere il forte dolore. «Non so perché è successo tutto questo: è stato terribile», le ultime parole prima di chiedere, sempre in inglese e sempre sottovoce, di farle chiudere gli occhi. Per riposare, certo, ma anche - almeno per qualche minuto - per togliersi i tanti, troppi cattivi pensieri figli di una mattinata sparigliata di totale follia. Due metri più in là, praticamente di fronte, nella stessa stanza del reparto di ortopedia è sdraiato il connazionale Gideon Azeke, un ragazzone di 26 anni che ora ha perfino timore di lasciare l’ospedale. «Forse domani (oggi, ndr) mi dimettono, ma io ho paura», ammette poco prima di mostrare la gamba destra dove la fasciatura fatica a contenere il sanguinamento. 

 

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