Stalking
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Macerata, 16 gennaio 2020 - Messaggi di insulti volgari e minacce. È quanto avrebbe subìto una ragazza, dopo avere lasciato l’uomo con cui era stata per un anno e mezzo. Per questo lui, un maceratese di 30 anni, sarà processato per il reato di stalking.

Ma l’uomo respinge ogni accusa. La vicenda, finita ieri all’esame del tribunale, sarebbe precipitata nell’agosto del 2018 quando la coppia, il 30enne e la sua ragazza 25enne, aveva rotto. Lei avrebbe iniziato a ricevere una serie di messaggi insistenti e offensivi dall’ex, con parole che avrebbero iniziato a farle temere di essere in pericolo. I due, poi, una sera si sarebbero incrociati in un locale, ognuno con la propria comitiva di amici.

Ma la ragazza avrebbe notato che l’uomo la fissava, e con l’amico parlava di lei indicandola. Un altro episodio, questo, che avrebbe alimentato i timori della 25enne, spingendola a chiedere aiuto alle forze dell’ordine. Partita la denuncia, erano stati fatti degli accertamenti mirati e soprattutto erano stati acquisiti i messaggi delle chat, le conversazioni via social network che c’erano state tra i due dopo la fine della storia. Alla luce di questi, il 30enne è stato accusato del reato di stalking e ieri mattina per lui, in tribunale a Macerata, si è tenuta l’udienza preliminare.

In aula, l’avvocato difensore Sonia Savi ha sottolineato come i messaggi offensivi tra i due fossero stati limitati nel numero, una ventina, e nel tempo, un mese circa, peraltro senza mai un contenuto minatorio, ma piuttosto riconducibili alle discussioni che erano in corso tra i due, legate alla fine della relazione. Si trattava, insomma, solo di scambi tra ex fidanzati, limitati a quel particolare momento sentimentale e senza alcun rischio né ipotizzato, né men che meno reale per la ragazza.

Le accuse di atti persecutori, ha ribadito il difensore, erano del tutto infondate e strumentali. "Casi come questo – ha aggiunto il legale – compromettono l’applicazione delle leggi contro la tutela di genere, creando falsi procedimenti, che poi rendono più difficile la persecuzione delle vere molestie".

Una tesi del tutto opposta a quella della ragazza, che ieri mattina si è costituita parte civile al processo, assistita dall’avvocato Danilo Mascitti, e chiedendo un risarcimento di 50mila euro. Peraltro, l’imputato al momento è disoccupato. Alla fine, il giudice Giovanni Manzoni, accogliendo la richiesta del pubblico ministero Vincenzo Carusi, ha ritenuto che fosse necessario il processo per chiarire la vicenda e ha disposto il rinvio a giudizio del maceratese. Per lui il processo si aprirà a ottobre. In quella sede potrà dimostrare le sue ragioni e provare a dimostrare di non aver voluto mai fare del male alla sua ex fidanzata.