di Andrea Scoppa Il Dpcm in vigore da sabato, e per un mese esatto, ha dato un ulteriore colpo al mondo dello sport, soprattutto con riferimento all’attività giovanile. Il testo, infatti, decreta che "tutte le attività motorie e sportive, anche se svolte nei centri sportivi all’aperto, sono sospese. Sono altresì sospesi tutti gli eventi e le competizioni organizzati dagli enti di promozione sportiva. È consentito svolgere individualmente attività motoria in prossimità della propria...

di Andrea Scoppa

Il Dpcm in vigore da sabato, e per un mese esatto, ha dato un ulteriore colpo al mondo dello sport, soprattutto con riferimento all’attività giovanile. Il testo, infatti, decreta che "tutte le attività motorie e sportive, anche se svolte nei centri sportivi all’aperto, sono sospese. Sono altresì sospesi tutti gli eventi e le competizioni organizzati dagli enti di promozione sportiva. È consentito svolgere individualmente attività motoria in prossimità della propria abitazione". Abbiamo così deciso di raccogliere le testimonianze di cinque figure che operano in questo mondo, spaziando dagli sport di squadra a quelli più o meno individuali, tutte realtà di Macerata. Naturalmente, se parliamo di sport di gruppo, l’Italia è la patria del pallone e nel capoluogo la prima squadra, per blasone e tifo, è senza dubbio la Maceratese, ma la più antica è la Robur (1905). "Non posso dire che non mi aspettavo un’ulteriore stretta – esordisce il giovane responsabile tecnico della Robur, Giacomo Gentilucci –. Per noi, è il primo vero stop e devo sperare che la nuova situazione non si protragga oltre il 6 aprile. Purtroppo, sarà una stagione che si concluderà senza essere stata tale, perché i campionati giovanili non sono mai partiti, abbiamo fatto soltanto l’attività motoria". Il calcio è stato trattato diversamente dagli altri sport? "No, anzi siamo stati più fortunati, ad esempio, delle discipline di contatto indoor". Avete registrato un aumento di abbandoni? "No, abbiamo riscontrato un calo dei tesserati dopo l’estate. Ne abbiamo quasi 200 suddivisi in quattordici squadre, questo ha comportato entrate minori pari al 15%. Ciò nonostante, abbiamo sempre pagato gli istruttori, tanto che non c’è stato bisogno dei ristori". Avete mai pensato di chiudere? "Qualche volta ammetto che ci abbiamo riflettuto, abbiamo deciso di continuare per i bambini e per i ragazzini. La loro risposta, specie nella fascia da 6 a 12 anni, è stata bellissima. Sono sempre venuti in massa agli allenamenti, anche se pioveva, faceva molto freddo e potevano soltanto fare sessioni di tiro o lezioni più o meno individuali, niente partitelle. Ricordo che non possono usare gli spogliatoi; anzi, noi li avevamo vietati prima ancora delle varie ordinanze". Gli adolescenti sono stati protagonisti di mega risse nelle piazze e sembrano avere aumentato l’aggressività, confermate la tendenza? "No. Anzi, noi li abbiamo visti gioiosi, si godevano uno dei pochi momenti del giorno, senza mascherina".

Andrea Scoppa