Terremoto, una casetta destinata ai terremotati (foto Ansa)
Terremoto, una casetta destinata ai terremotati (foto Ansa)

Macerata, 18 maggio 2017 - Una decina di passaggi burocratici, diversi enti coinvolti e tempi lunghissimi, almeno due mesi: è un iter lungo e complesso quello imposto solo per le opere di urbanizzazione, cioè per creare gli allacci di fogne, luce e gas e tutto quanto necessario per accogliere le casette nei centri terremotati. Opere che, peraltro, costeranno più del doppio delle casette stesse: decine di milioni di euro. In una fase di emergenza, ci si sarebbe potuti aspettare una procedura agevolata, ma non è così. I passaggi infatti sono questi.

Prima i Comuni indicano le aree. Poi la Regione, in base all’indicazione ricevuta, le individua. La Dicomac, con i suoi tecnici, le valuta e dà il parere di idoneità, inidoneità o idoneità con prescrizioni. Se tutto va bene, i tecnici tornano sulle aree indicate con le ditte che forniranno le casette e che devono anche fare il progetto di massima sull’urbanizzazione, chiamato layout, entro 5 giorni. Intanto, il sindaco procede con l’occupazione d’urgenza, per poi passare all’esproprio delle aree individuate; l’ordinanza sull’esproprio poi sarà formalizzata dalla Regione. Il progetto arriva quindi al sindaco che, se tutto va bene, lo approva e lo firma con il dirigente regionale.

A quel punto entro venti giorni la ditta privata farà anche il progetto esecutivo per i lavori, che deve essere validato dall’Erap di Macerata: ci vogliono ulteriori sopralluoghi, e il tempo concesso è un mese. Sempre se tutto è a posto, l’Erap manda il progetto alla Regione, che fa un decreto e a sua volta lo spedisce manda all’Erap di Pesaro: qui infatti ci sarà la gara per appaltare i lavori di urbanizzazione (con tempi vari, ma solo per l’apertura delle buste con le offerte delle ditte sono previste due settimane).

Fatta quindi a Pesaro l’aggiudicazione provvisoria, progetto e documenti tornano all’Erap di Macerata, dove viene fatta l’aggiudicazione definitiva dell’appalto. A questo punto, l’impresa edile deve elaborare il piano di sicurezza, completato il quale finalmente possono iniziare i lavori. Con una procedura del genere, non stupisce che i lavori siano clamorosamente indietro. Anche perché non sempre va tutto bene.

I rischi idrogeologici hanno imposto di scartare diverse aree indicate dai Comuni; a Castelsantangelo la presenza dell’acqua che affiora ovunque ha creato parecchi problemi. Al momento, non risultano ancora approvati i layout di Bolognola, San Ginesio, e di un’area di Camerino. Per quelli approvati invece le pratiche sono in mano all’Erap. Alcuni Comuni, come Fiastra, Castelsantangelo e Ussita, hanno fatto le indicazioni sulle aree a febbraio; altri, come Visso e Pieve Torina, hanno indicato le aree a inizio di marzo.

Ma i lavori non sono ancora iniziati, e le casette arriveranno quasi tutte tra settembre e ottobre. Le opere di urbanizzazione sono peraltro una spesa importante. A Pieve Torina per le due aree si spenderanno poco meno di dieci milioni di euro. Per Visso, Castelsantangelo e Ussita si parla di circa trenta milioni.