Macerata, 10 aprile 2017 - Si vede solo distruzione intorno alle sorgenti del Nera: nient’altro che cumuli di macerie, case buttate giù dal terremoto o dalle demolizioni (FOTO), ammassi di mobili, materassi e vestiti, residui di una vita che appartiene al passato. A Vallinfante (frazione di Castelsantangelo sul Nera), area che di recente Spuri (direttore ufficio speciale ricostruzione) ha detto essere «come Rigopiano» per posizione e caratteristiche, non c’è più nulla: i crolli sono stati importanti, in alcuni casi hanno distrutto interamente le case.

Qui, nel paesino che contava 25 abitanti (ma fino a 500 d’estate) si può arrivare solo scortati dai vigili del fuoco, in un posto che a quanto pare sarà destinato a divenire paese fantasma. In quanto zona a rischio, non si potrà infatti pensare di ricostruire le case dov’erano. Sono state invece individuate le altre aree per le casette. Ma la strada è ancora lunga, prima che possano vedersi i segni di una pur minima urbanizzazione. «Qui non hanno fatto niente – dice Paolo Chirichilli, proprietario di (quella che era) una seconda casa in paese –, io e la mia famiglia avremmo voluto tornare qui, i miei nonni erano di Rapegna (una frazione). Ma è immobilità totale. Noi siamo i terremotati di serie B. Il governo concentra tutte le forze su Amatrice». «Noi viviamo qui», mostra l’area camper Marco Alfani, l’unico abitante rimasto a Vallinfante il 30 ottobre, quando per tre ore e mezzo, vivo per miracolo, è rimasto isolato tra le macerie, a due passi dal paese. «Lavoro in una fabbrica a pochi chilometri e non posso fare avanti e indietro dalla costa. Preferisco dormire in roulotte, pure se qui non c’è niente. Tireremo avanti con il container, dove abbiamo il magazzino, cucina e mensa».

Nelle frazioni di Castelsantangelo, in certe giornate l’unico movimento è quello di un gatto che si aggira sui cumuli di macerie. Anche il monastero di San Liberatore, XII secolo, restaurato da poco, sopra la frazione di Nocria, è venuto giù con i terremoti di ottobre. Il centro storico, dove si è ridotta la zona rossa del 20% circa, è irriconoscibile: la piazza è sommersa dalle macerie, la vita si è spostata altrove, nella piccola area camper improvvisata, dove si è stabilita una quindicina di persone. Ci sono posti, nelle case sperdute, dove resistono gli allevatori, mentre in alcune frazioni manca ancora l’acqua, come a Gualdo, dove viene fornita per il bestiame attraverso un tubo d’emergenza.

«Stiamo cercando un modo per pompare l’acqua da valle in cima – spiega Alfredo Riccioni, del Comune –, si può dire che le criticità restano ancora tutte irrisolte. La nota positiva è che abbiamo riaperto diverse strade che conducono alle frazioni, come quella verso Vallinfante, ma le macerie non sono state portate via, solo quelle che intralciavano il transito. È un lavoro lunghissimo, buona parte va catalogata, pietra per pietra». Qualche giorno fa si è cominciato a scavare il fiume, che ha provocato allagamenti. «L’emergenza è tutt’altro che rientrata – sottolinea Riccioni –, dai droni che hanno sorvolato la zona risulta che delle pareti sono ancora pericolanti, rischiano di staccarsi pezzi di roccia lungo tutto la strada, da Visso a Castelluccio». Uno dei problemi più grandi è il mancato ripristino della viabilità. «La strada per Frontignano sarà quasi impossibile da riaprire – spiega ancora – mentre venerdì Società Autostrade e Anas hanno fatto un sopralluogo sulla strada per Castelluccio, vorrebbero iniziare a lavorarci già da aprile, ma bisogna vedere se il proposito è attuabile, burocraticamente parlando. In ogni caso, devono sbrigarsi, i nostri allevatori devono salire a Castelluccio, qui in estate non c’è pascolo».