La nostra cronista nella zona rossa di Castelsantangelo (Foto De Marco)
La nostra cronista nella zona rossa di Castelsantangelo (Foto De Marco)

Castelsantangelo (Macerata), 23 agosto 2019 - «Lì, al posto dello spazio vuoto, c’era casa mia. Al civico 93. Questo cumulo di macerie, invece, era la casa di mio padre». A Nocria, frazione di Castelsantangelo sul Nera, sembra ci sia stata la guerra: non c’è più nulla, se non ammassi di detriti e grossi buchi lasciati dalle demolizioni delle abitazioni. Quello che era uno dei luoghi più ambìti della zona, anche per la bellezza del panorama, adesso è il regno di animali e insetti. Nessuno sale più là sopra. A parte il sindaco Mauro Falcucci, che qui abitava prima che il terremoto venisse a sconvolgere la vita di tutti. E oggi, a tre anni da quelle scosse che hanno spazzato via interi paesi dell’Italia centrale, Falcucci mostra uno scenario desolante. Il centro storico del borgo non è da meno: materassi ingialliti caduti sulle scale, pareti crollate, cartelli appesi con scritto «Vendesi» su cancelli rimasti in piedi davanti a case che non esistono più. «Tutto questo lo abbiamo perso – riferisce Falcucci –, il nostro paese ha il 98% di edifici inagibili, per buona parte completamente crollati. E poi venitemi a dire che tutti i luoghi del cratere sono uguali e vanno trattati allo stesso modo». Non riesce a nascondere la rabbia, Falcucci, dopo tre anni in cui si è potuto fare poco per far ripartire il territorio.

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«Nel discorso in Parlamento poi – incalza Falcucci, riferendosi a quello dell’altro giorno, in cui il presidente del consiglio Conte ha annunciato le dimissioni –, avessero fatto un cenno ai terremotati tra le priorità. Nulla di nulla. Altro che ‘non vi lasceremo mai soli’, qui ci hanno proprio dimenticato. Ma come si fa a dimenticare il terremoto? Non se ne può delle sfilate. A tre anni dal sisma, ci chiediamo che fine deve fare la montagna. Nessuno ha fatto nulla al governo, né quelli di prima, né quelli che ci sono stati finora. Tutti sanno ormai benissimo quali sono gli intoppi, siamo ancora alle prese con procedure infinite per ottenere un minimo risultato. È una situazione catastrofica che si sta affrontando con le procedure ordinariae. C’è ancora moltissima incertezza. «In tutto ciò – prosegue Falcucci – non sappiamo nemmeno se il commissario Farabollini resterà in carica o se decadrà insieme con Conte. Non sappiamo nulla».

La zona rossa potrà essere riaperta una volta rimosse tutte le macerie. Ma anche su questo fronte ci sono problemi, come spiega l’architetto Marco Guardascione, responsabile dell’area sisma del Comune. «Delle 100mila tonnellate di macerie stimate in totale, ne abbiamo rimosse 54mila, ma da un paio di mesi mancano i fondi per le attività di demolizione, con lo stop delle richieste di autorizzazione di spesa, tanto che nella frazione di Macchie si è potuta fare solo con il supporto dell’esercito. Il 3 settembre, intanto, apriremo le offerte per i piani attuativi, siamo il primo Comune a farlo, cioè i progetti in cui si prevede come il paese sarà ricostruito, coniugando l’aspetto architettonico con quello del dissesto idrogeologico, frane e vie di fuga». «C’è da capire se alcune frazioni potranno essere ricostruite dove erano – dice il sindaco –. Il punto è che servono le norme per il futuro. Questa dovrà essere una zona dove non si pagano le tasse almeno per i prossimi trent’anni. Soltanto così è possibile che qualche nostro nipote torni a vivere qui. Altrimenti, nei prossimi quindici anni, questa terra è destinata a morire. E se muore questa terra, muore la montagna: e noi non possiamo permetterlo».