Visso, la paura negli occhi della gente dopo le scosse di terremoto (foto Calavita)
Visso, la paura negli occhi della gente dopo le scosse di terremoto (foto Calavita)

Macerata, 27 ottobre 2016 - Mamme con i bambini in braccio, coppie, ragazzi, anziani sulle sedie a rotelle: negli occhi hanno la stessa angoscia e le stesse domande: «Ora che faremo? Quando finirà tutto questo? Che ne sarà della nostra casa, delle nostre vite»? Per le strade di Visso e Ussita è palpabile la paura di chi ha vissuto due scosse di terremoto ravvicinate e fortissime. Chi può se ne è andato da amici e parenti lontani, chi non ha alternative rimane ma cerca una sistemazione fuori casa, se non le trova resta in macchina.

A Visso, dopo la scossa delle 19.15 tanti sono usciti in strada spaventati. E quando è arrivata la seconda, nel buio, sotto la pioggia, è stato un incubo. «Sembrava l’apocalisse, sembrava che la terra ci si aprisse sotto i piedi». Diversi edifici sono crollati. Nella piazza dei Martiri vissani, il cuore del paese, sopra al bar Sibilla è venuta giù una intera parete, lo stesso da altri edifici che si affacciano lì e poco fuori dal centro. Pezzi di pietra si sono staccati dall’arco medievale. Lungo una delle vie di accesso al paese, nella frazione Villa Sant’Antonio, cinque case sono rovinate sulla strada, impedendo il passaggio per oltre due ore, aggiungendo la paura di rimanere isolati, bloccati, senza possibilità di fuga e di soccorso.

La Croce Rossa nella sua sede ha allestito brande nei depositi e nei garage, e un centro di accoglienza per gli anziani e le mamme con i bambini piccoli. «Dormire? Non se ne parla, come potremmo?» dicono, e le parole che si sentono tra i vari gruppi sono sempre le stesse: epicentro, magnitudo, faglia, casa.

A Ussita le case danneggiate sono moltissime, «l’80 per cento degli edifici» dice un dipendente del Comune, «e ora il problema sarà come ricostruirle: questa è una zona a rischio, dobbiamo avere case che ci consentano di avere un po’ di tranquillità». La protezione civile in piazza ha allestito due tende, un riparo almeno dalla pioggia per chi non può, o non se la sente, di rientrare in casa propria. Tantissimi sono andati al camping «Il quercione». Manuela Leli, che lo gestisce, ha aperto camper, bungalow e case-tenda di cui aveva le chiavi e le ha messe a disposizione: «Ho chiamato i proprietari e li ho avvisati: qui c’è gente che ha bisogno, io li voglio accogliere».

Fuori dal camping, tanti dormono in macchina in una zona più tranquilla di altre. Perché il pericolo sono anche le pietre che si staccano dalle pareti rocciose: le strade sono piene di massi, usciti dalle reti che erano state riposizionate dopo la scossa del 24 agosto. Così anche mettersi in strada diventa spaventoso.

La notte è fredda, buia e fa paura, ma il futuro per questi piccoli centri montani fa paura ancora di più.

 

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