Macchina sotto le macerie a Camerino
Macchina sotto le macerie a Camerino

Camerino (Macerata), 29 ottobre 2016 - C’è silenzio a Camerino. Un silenzio assordante, che non lascia quasi spazio per pensare. E di pensieri, e domande, di fronte al terribile scenario che senza pudore offre il centro storico di Camerino dilaniato dal sisma ce ne sono un’infinità. Il viaggio nella zona rossa della città ducale, evacuato nella notte di mercoledì subito dopo le due forti scosse, presidiato e inaccessibile senza autorizzazione, inizia da piazza Cavour, nella quale si arriva passando per l’unica via d’accesso alla città ancora fruibile, la curva di via Filzi. C’è ancora un’autoe parcheggiata, sotto al Palazzo Ducale, danneggiato e inagibile. È di una famiglia che abita in via Roma, ma le chiavi sono rimaste dentro casa, con le luci accese, e ancora aspettano di rientrarvi per rendersi conto delle condizioni in cui versa e recuperare quante più cose possibili.

È questa la situazione di quasi tutti i residenti e gli studenti universitari che in una manciata di minuti, dopo la terribile scossa delle 21,18, hanno lasciato il centro storico. Da piazza Cavour imbocchiamo il corso Vittorio Emanuele. E il silenzio, che prima era spezzato dai vigili del fuoco intenti nelle diverse operazioni di organizzazione e verifica, inizia a farsi totale. Non si conoscevano ancora le condizioni di palazzo Bongiovanni, sede del municipio, e dell’incantevole teatro Filippo Marchetti, situato al suo interno, un gioiello dell’arte e del territorio nel quale proprio giovedì sera avrebbe preso il via la stagione teatrale camerte. C’è da fare slalom tra le pietre e i calcinacci, scrutare i cornicioni dai quali pendono ancora tegole e coppi che rischiano di cadere da un momento all’altro, e nel frattempo guardare le crepe sui muri, capire se una chiave ha lavorato bene, e ha tenuto a sé un muro che invece poteva crollare giù, affacciarsi sotto agli archi, nei vicoli, ogni tanto una finestra con la luce ancora accesa. Le macerie sotto ai piedi danno il ritmo ai passi fino a piazza Garibaldi, dove ci si era radunati subito dopo la prima scossa per controllare palazzo Macchiati. Qui, tutti i giovedì, si radunano gli studenti per la serata universitaria, e la quieta Camerino si anima perché l’università è l’anima di questa città. Il peggio, però, deve ancora arrivare.

La parte più lesionata del centro di Camerino è quella che dalla zona dell’ex tribunale, dove da pochi mesi era stata trasferita l’Informatica di Unicam, e il Comando dei carabinieri, trasferiti di corsa alla stazione di Castelraimondo, arriva fino alla chiesa di San Filippo, la cui parte superiore della facciata è crollata sul piazzale e sulle automobili, così come una parte della Chiesa di San Francesco, che ha distrutto l’automobile di un giovane camerinese. Tanti i danni lungo via Lili, complementare del Corso, piena anch’essa di attività lavorative. Il viso si incupisce. Si passa di fronte alla «quasi» nuova Casa di Riposo, un sogno che vede allungare il suo avveramento, e si arriva di fronte alla chiesa di Santa Maria in Via, deturpata del suo campanile. Ci vorranno anni prima che la città ducale ritorni a splendere. Ma lo farà, i camerti ne sono sicuri, perché «il futuro non crolla».