Macerata, 11 marzo 2018 - Un'auto pirata lo aveva investito mentre attraversava la strada, il 21 novembre. Da allora Alberto Palmucci, maceratese di 58 anni, non si era mai ripreso, e ieri purtroppo il suo cuore ha smesso di battere. Palmucci, disabile che viveva nella comunità dell’Anffas, è morto alle 6 all’ospedale di Macerata, lasciando nel dolore i familiari e il personale dell’associazione. La procura ha disposto l’autopsia, per definire le cause della morte, ma intanto i suoi amici lanciano un appello, «a chi sta indagando e a chi era al volante, perché non sapere chi sia stato a investirlo fa stare male ancora di più».

L’incidente era avvenuto una domenica pomeriggio. «Alberto era uscito con gli zii, che lo seguivano molto – racconta Marco Scarponi, presidente dell’Anffas –. Quella domenica erano andati a pranzo a Sant’Egidio per il compleanno dello zio». Uscendo dal ristorante, mentre attraversavano la strada, erano stati travolti da un’auto; il conducente era fuggito di corsa. Da subito Alberto aveva riportato le lesioni più gravi, era stato portato a Torrette e operato, con una serie di complicanze dovute alle fratture; non si era mai risvegliato dal coma. Da una ventina di giorni era stato portato all’ospedale di Macerata, in attesa del trasferimento al Santo Stefano per la riabilitazione. Aveva il respiratore ed era alimentato con il sondino, ma sembrava in qualche modo stabile, invece ieri alle 6 il suo cuore ha smesso di battere. Il reato iscritto sul fascicolo di quell’incidente, in procura, è stato cambiato: non più lesioni, ma omicidio stradale. È stata disposta l’autopsia, e questo farà slittare il funerale, visto che l’esame non potrà essere fatto prima di domani. La zia di Alberto, Sandra Palmucci, ha chiesto che il funerale sia celebrato nella chiesa di Santa Croce, non appena ci sarà il nulla osta da parte della magistratura.

«Alberto era con noi dal 2011 – racconta ancora Scarponi –, l’Anffas era la sua casa. Aveva sempre un aspetto elegante e signorile, pur avendo un ritardo mentale stava bene. Nell’ambito dei progetti per il ‘Dopo di noi’ avevamo avviato per lui un percorso per renderlo più indipendente: sarebbe presto andato a vivere in un appartamento con altri due ragazzi. Inoltre con il Comune avevamo preso contatti per una borsa lavoro». La sua morte ha spezzato ogni progetto, «ma ora quanto accaduto potrebbe dare un impulso alle indagini – aggiunge il presidente dell’associazione». «L’investitore non è mai stato trovato – aggiunge – e per questo facciamo appello a coloro che hanno in mano il caso e anche alla coscienza dell’investitore, per fare chiarezza su come sia successa una cosa così, che ha tolto la vita a un ragazzo che aveva raggiunto la sua idealità. Alberto era solare, felice, sempre partecipe a tutte le iniziative. Aveva fatto tempo fa in comunità un corso di fotografia, e dopo le lezioni girava spesso con macchina fotografica in mano. Era uno a cui la vita piaceva così come era, neanche i normodotati riescono a raggiungere questa felicità. Il fatto che non si sappia chi l’ha investito fa star male ancore di più».