Tumore dell’endometrio. La genetica segna la svolta

All’Università un confronto organizzato dal Dipartimento diretto da Pelagalli

Tumore dell’endometrio. La genetica segna la svolta

Tumore dell’endometrio. La genetica segna la svolta

"Diceva Umberto Veronesi: il futuro è nella genetica. Ecco, con questo convegno possiamo dire di aver certificato un passaggio che ci consentirà di prevenire e trattare la malattia con sempre maggiore efficacia". Mauro Pelagalli, direttore del Dipartimento materno infantile dell’Ast di Macerata, nonché direttore dell’Unità operativa complessa di Ostetricia e Ginecologia, sintetizza in questo modo l’incontro dedicato al tumore dell’endometrio, svoltosi nel Polo Bertelli dell’Università di Macerata (oltre cento partecipanti), organizzato dallo stesso Dipartimento con la collaborazione delle Università di Chieti, La Sapienza di Roma, l’Università politecnica delle Marche, il Policlinico Gemelli di Roma.

Perché tanta attenzione a questo tipo di tumore?

"Innanzitutto perché, pur essendo fino ad ora considerato "meno cattivo" di altri, il tumore all’endometrio è in deciso aumento, in particolare nelle giovani donne, mentre fino a 10/15 anni fa riguardava per lo più le donne nel periodo post menopausa e obese. E, poi, perché la ricerca ci ha condotto a percorsi diagnostici nuovi, con conseguenti trattamenti mirati. Certo che l‘obesità, il diabete e altro sono ancora oggi fattori di rischio. Ma, come emerso dal convegno, oggi si punta soprattutto in un’altra direzione"

Quale?

"Quella della genetica. La presenza del tumore all’endometrio è di frequente associata a mutazioni quali quella della proteina P53, il cosiddetto mismatch repair o il Pole – mutated. E c’è anche da considerare la sindrome di Lynch, una mutazione di origine ereditaria che aumenta il rischio di sviluppare diversi tipi di tumore, tra i quali anche quello dell’endometrio. Si tratta di mutazioni che noi possiamo individuare, con due importanti ricadute: sul fronte della prevenzione e sulle modalità con cui affrontare la malattia"

Ad esempio?

"Il grado 1 (G1) è un tumore molto differenziato, in cui le cellule tumorali somigliano a quelle normali del tessuto d’origine. È un tumore che cresce lentamente, con bassa invasività e, se trattato subito, ha una prognosi favorevole. Ma questo spesso nasconde altro. Oggi, in presenza di una delle mutazioni indicate, il trattamento previsto è quello di una chirurgia radicale e, ove necessario, di radioterapia o chemioterapia. Entro l’anno saranno proposte nuove classificazioni del tumore all’endometrio, tutte basate sulla biologia molecolare"

Quanti sono gli interventi che effettuate ogni anno all’ospedale di Macerata?

"Una settantina, il numero più alto del Centro Italia. Del resto aver proposto ai partecipanti al convegno, in via telematica, un intervento di light surgery direttamente dalle sale operatorie dell’ospedale di Macerata, certifica la qualità di tutti i professionisti del Dipartimento materno infantile e della squadra di Ostetricia e Ginecologia che ho l’onore di guidare".

f. v.