Tutte le lingue de "L’Infinito" Leopardi amato e tradotto

"L’orizzonte della scrittura": presentato il libro a cura delle docenti Melosi e Martellini

Tutte le lingue de "L’Infinito"  Leopardi amato e tradotto

Tutte le lingue de "L’Infinito" Leopardi amato e tradotto

L’Infinito è tra le poesie più celebri di Giacomo Leopardi e all’estero è probabilmente la lirica leopardiana più conosciuta in assoluto, stante il gran numero di traduzioni che essa ha avuto nel tempo: dall’arabo all’armeno, dal croato al russo e poi in polacco, greco, olandese, svedese, tedesco e molte altre ancora, oltre a tutte le lingue del ceppo latino. Della poetica leopardiana e delle versioni in lingua straniera de “L’Infinito” si è parlato al Basquiat Bistrot di Macerata in un incontro organizzato dalla Eum, in occasione del 225° compleanno (29 giugno) del poeta recanatese. Il motivo è stata la presentazione del libro "L’orizzonte della scrittura. Leopardi, L’Infinito, la traduzione", pubblicato dalla stessa casa editrice dell’università di Macerata, a cura delle docenti Unimc Laura Melosi e Manuela Martellini. Il volume, che presenta in copertina la riproduzione dell’autografo de "L’Infinito" conservato a Visso, è frutto del cantiere di iniziative avviato con l’istituzione del Comitato nazionale per le celebrazioni del bicentenario della composizione dei quindici famosi endecasillabi leopardiani. In esso sono raccolti diversi saggi di studiosi che hanno indagato sulle versioni poetiche della lirica leopardiana nelle lingue straniere.

Alla presenza delle due curatrici e della professoressa Simona Antolini, presidente della Eum, hanno discusso dei contenuti del libro le docenti Angela Bianchi, (glottologia e linguistica,) Andrea Lombardinilo (sociologia dei processi culturali e comunicativi) e Valentina Trobbiani (allieva della Scuola di Studi Superiori "Giacomo Leopardi"). Ogni volta che si traduce un’opera letteraria – è stato osservato – si ha sempre una contaminazione tra culture diverse e questo accade maggiormente con le poesie. Anche – e forse ancora di più con "L’Infinito", "componimento connotato da un forte intimismo lirico" – è impossibile essere fedele all’originale. Sta di fatto che con le tante traduzioni della poesia leopardiana si è venuto a creare qualcosa di "diversamente letterario", costituendo un reciproco

arricchimento. All’incontro ha preso parte anche il rettore dell’ateneo di Macerata, John McCourt, che al termine ha declamato i versi de "L’Infinito" in lingua inglese, utilizzando la traduzione realizzata alcuni anni fa da uno studioso britannico.

a. f.