Francesco Adornato, rettore dell’Università di Macerata (foto Calavita)
Francesco Adornato, rettore dell’Università di Macerata (foto Calavita)

Macerata, 27 giugno 2020 - "Abbiamo deciso di riaprire le lezioni in presenza il 21 settembre, privilegiando le matricole delle triennali del ciclo unico e delle magistrali. Abbiamo fatto tutti i calcoli per il distanziamento, per la sanificazione, perché vogliamo un ateneo accogliente e sicuro che manifesti ulteriormente la sua attenzione alla centralità degli studenti". Il rettore Francesco Adornato racconta la "fase tre" dell’Università in cui ripartiranno, tra mille accortezze le lezioni, e i "coriandoli (che accompagnavano le feste di laurea, ndr) che hanno tanto dato fastidio alcuni in passato, torneranno a riempire la città".

Rettore, tornare a fare lezione in presenza vuole dire avere maggiori spazi a disposizione. Come vi state organizzando?
"Abbiamo ipotizzato una riduzione degli spazi a un terzo di quelli attuali, per cui stiamo valutando di prendere dei cinema come l’Excelsior o il Multiplex. Fisicamente lavoreremo su tre poli: Giurisprudenza che aggrega aree disponibili in quella zona, Studi Umanistici in cui potrebbe rientrare l’Excelsior e il polo Bertelli che si spinge fino al Multiplex. In più, poiché faremo opere di consolidamento nei palazzi di Scienze politiche, a Economia e diritto e alla Palazzina Tucci, prenderemo in affitto locali vuoti in centro. Non abbiamo ancora fatto i contratti, ma si tratta di uffici sfitti in corso Matteotti, via Gramsci e via XX Settembre. Questo significa che contribuiremo a dare un respiro economico e a rafforzare la vivacità del centro".

Quindi c’è tutta la voglia di tornare a riprendersi la città?
"Noi confidiamo di tornare alla normalità. L’idea su cui mi sono sempre battuto, in anticipo anche rispetto all’orientamento della Crui (Conferenza dei rettori delle Università italiane), è sul significato dell’Università in presenza come fatto costitutivo dell’Università stessa che è fatta di esperienza, di incontri, di socializzazione e anche per la funzione di presìdio che l’ateneo ha nel territorio. Per settembre stiamo anche ragionando su un "Graduation day", perché non so quante mail mi sono arrivate di studenti che chiedono di potersi laureare in presenza. Solo in queste settimane se ne stanno laureando 420 per cui sarebbe impossibile garantire una presenza con le attuali misure, ma per l’autunno pensare a una giornata di festa per loro e per la città, credo che potrebbe essere un segnale importante".

Iscrizioni, quando si avranno i primi riscontri?
"Abbiamo anticipato al 15 luglio l’apertura delle iscrizioni al nuovo anno accademico. Per il 2019-2020, intanto, abbiamo superato quota diecimila iscritti, confermandoci ancora una volta ateneo medio. Ed è una cosa che ci inorgoglisce, perché dal terremoto in poi abbiamo vissuto anni non sempre facili. Ma la mia fiducia è che gli atenei che sapranno fare della prossimità, dell’ascolto degli studenti, della cura, avranno più possibilità di attrarre".

In queste settimane si parla molto della movida, lei come vede questa voglia di vivere manifestata dai giovani?
"Questo vuoto che abbiamo vissuto ha risvegliato in tutti la voglia di vivere. Il terremoto si sente, il virus no, è sempre in agguato e ci impaurisce. Tutto questo ha fatto sì che sia stata assunta una nuova consapevolezza e queste generazioni stanno conoscendo una prova di maturità che gli ha fatto fare un cambio di passo, anche nel bicchiere di birra in più. Ma credo che ancora non li stiamo coinvolgendo in maniera così forte quanto è l’aspettativa di questi ragazzi hanno di diventare protagonisti e ritengo che l’Università può diventare agenzia formativa della consapevolezza".