Clara Ferranti
Clara Ferranti

Macerata, 20 ottobre 2017 - «Sono centinaia i messaggi di solidarietà che mi sono arrivati da tutte le parti d’Italia. E uno anche dal Belgio». All’indomani della bufera che l’ha travolta, la professoressa Clara Ferranti commenta: «Non mi sono mai pentita. Ciò che ho fatto, l’ho fatto consapevolmente, non ho certo improvvisato, ma meditato e pregato prima di farlo, cosciente di trovarmi in un’aula universitaria. Una scelta un po’ sofferta, ma ragionata».

Venerdì scorso alle 17.30 la professoressa di glottologia ha interrotto la lezione: ha chiesto agli studenti di alzarsi in piedi e ha recitato un’Ave Maria e un Gloria «per la pace nel mondo e contro la violenza, momento di preghiera che si svolge contemporaneamente in tutta Italia», invitando anche chi non crede a rimanere alzato, per rispetto di chi crede. Alcuni si sono uniti alla preghiera, altri sono rimasti in piedi, in silenzio. Poi la lezione è ripresa.

«Saluto il suo coraggio e la sua dignitosa motivazione nel voler coinvolgere gli studenti a riflettere sul bisogno che il nostro mondo ha disperatamente di pace», è il messaggio che le arriva da un pastore protestante belga. «E un gruppo di studenti – prosegue Ferranti – è venuto a portarmi la propria solidarietà durante l’ora di ricevimento (ieri, ndr). Hanno detto che il mio è stato un gesto bellissimo e mi hanno ringraziato perché attraverso il mio gesto hanno avuto il coraggio di mostrarsi per quello che sono, cioè come credenti». «Una preghiera può muovere il mondo, per questo fa paura», recita un altro messaggio.

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«Certo – sottolinea –, da un punto di vista umano mi verrebbe da dire che ho combinato un putiferio, però bisogna vedere quali occhiali si indossano, perché attraverso lo sguardo del credente la preghiera che ho fatto è ben poca cosa. Un non credente non lo capisce. Se lo rifarei? Non è che ora, perché ho ricevuto tutta questa solidarietà, comincerò le mie lezioni con un’Ave Maria, sarebbe una prevaricazione, pregare come uno vuole sarebbe anarchia. Però di certo non vedo perché dovrei nascondermi, anche se sono in uno spazio pubblico, e se lo ritengo in coscienza una cosa buona, lo faccio, nella mia libertà. È anche questione di una corretta pedagogia, mi rivelo per quello che sono davanti allo studente. La laicità è anche esprimersi liberamente in uno spazio pubblico, leggo in un messaggio che mi è arrivato da un accademico, mentre un altro scrive “Sono molto dispiaciuto per gli studenti che hanno chiesto provvedimenti, e non hanno capito quanto li ama’’.

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"Un credente – precisa Ferranti – sa cosa vuol dire una preghiera tutti insieme alla stessa ora, perché la potenza della preghiera passa anche per il numero. Non esistono gli atei, anche quelli che si dichiarano tali non lo sono, perché ognuno sulla terra vive per qualcosa».