"Vi suono il miglior Chopin, mio più grande amore"

Concerti di Appassionata: stasera al Lauro Rossi c’è Leonora Armellini, la prima donna italiana ad aver raggiunto le vette del pianismo mondiale.

"Vi suono il miglior Chopin, mio più grande amore"

"Vi suono il miglior Chopin, mio più grande amore"

"Voglio proporre un programma di brani che amo molto, cercando di offrire un excursus più vasto riguardo all’intera opera chopiniana". La pianista Leonora Armellini dà appuntamento alle 21.15 di oggi al Lauro Rossi per il concerto che rientra nel ricco cartellone di Appassionata. È l’occasione per ascoltare una delle pianiste più talentuose del nostro tempo: vincitrice nel 2021 del quinto premio alla XVIII edizione del Concorso pianistico internazionale Fryderyk Chopin e, precedentemente, del Premio Janina Nawrocka, è la prima donna italiana ad aver scalato le vette della competizione considerata come il vertice del pianismo mondiale.

Armellini, quali sono le caratteristiche dei brani di Chopin che suonerà a Macerata?

"Si parte dalla sua prima opera pubblicata, il bellissimo Rondo op. 1 raramente presentato in sala da concerto, per finire con la sua monumentale terza Sonata, opera quasi visionaria e caposaldo della letteratura romantica. Nel frattempo si passa dal suo Notturno forse più famoso, il secondo Scherzo e l’Andante spianato e Polacca brillante, bellissimi esempi di generi che gli erano molto cari".

Qual è il lavoro fatto prima del live per entrare nel mondo del musicista polacco per rendere al meglio quei sentimenti e temi scritti in note nell’Ottocento?

"Chiaramente – spiega la musicista che a soli 12 anni si è diplomata con lode e menzione – la gran parte del lavoro è a casa: c’è grande ricerca timbrica, studio della forma, contestualizzazione storico-sociale. Davanti al pubblico però avviene la magia: tutta la preparazione precedente lascia spazio alle sensazioni e l’energia del momento, che sono sempre nuove e diverse".

Come riesce ogni sera a superare la difficoltà di suonare un pianoforte sempre differente?

"In questo l’esperienza aiuta. La chiave secondo me sta nel fidarsi più del proprio udito e del risultato che si desidera ottenere che di specifiche azioni o movimenti, visto che una tastiera differente alle volte richiede un adattamento anche tecnico".

Lei e Matteo Rampin avete scritto il libro “Mozart era un figo, Bach ancora di più“, e Chopin come è?

"Chopin è il mio grande amore! Non che gli altri compositori non lo siano, io amo tutto ciò che suono. Ma con Chopin sento un legame davvero profondo, ed è forse per questo che non me la sono sentita di affrontarlo nel libro".

Lorenzo Monachesi