Il presidente di Confindustria Macerata Gianluca Pesarini con il direttore Gianni Niccolò (foto Calavita)
Il presidente di Confindustria Macerata Gianluca Pesarini con il direttore Gianni Niccolò (foto Calavita)

Macerata, 29 aprile 2017 - Si presentava come una ratifica quasi scontata della scelta effettuata dalla giunta e dal consiglio direttivo. E, invece, l’assemblea dei soci della Confindustria di Macerata ieri ha detto no alla proposta di aggregazione con le sedi di Pesaro e Ancona. Il verdetto è giunto in tarda serata, dopo una discussione animata su 2.000 voti da esprimere (ogni socio ne ha disposizione diversi in base alle quote versate), circa 1.400 sono stati quelli contrari e 600 quelli favorevoli.

Una decisione pesante, che ha visto una larga fetta della base schierarsi contro l’orientamento non solo degli organi dirigenti dell’associazione, ma anche contro alcuni padri nobili (quali Adolfo Guzzini, Giovanni Clementoni, e altri) che da tempo si erano detti favorevoli al processo di aggregazione tra le diverse Confindustrie provinciali delle Marche.

E qui sorge un primo dubbio che certo non viene chiarito dallo scarno e criptico comunicato diffuso dalla Confindustria di Macerata dopo l’assemblea. «L’Assemblea di Confindustria Macerata nella seduta odierna con la partecipazione di un’ampia base associativa – vi si legge – si è espressa dopo un confronto e un dialogo costruttivo tra i soci sul progetto di aggregazione con Ancona e Pesaro Urbino. Dal dibattito è emersa la consapevolezza di possedere una struttura solida ed efficace in grado di garantire standard elevati di rappresentanza e servizi. La base associativa ha dimostrato grande affezione e stima per l’Associazione e ha reputato che Confindustria Macerata possa candidarsi ad essere elemento aggregante per un nuovo modello di rappresentanza organizzativa su base regionale».

Sono soprattutto le ultime righe a dire qualcosa di interessante: si può fare un’aggregazione regionale (non parziale) che riguardi tutte le sedi, sulla base di un modello organizzativo che è quello di Macerata (che, infatti, si candida a questo scopo). In effetti, a quanto è trapelato, l’assemblea ha bocciato l’aggregazione con Ancona e Pesaro, chiedendo che se aggregazione deve esserci questa deve coinvolgere contemporaneamente tutte le sedi provinciali, riconoscendo ad ognuna lo stesso peso. Ma è davvero questo l’obiettivo, o piuttosto si è giocato al rialzo per bloccare l’intero processo aggregativo? La decisione dell’assemblea della Confindustria di Macerata, infatti, arriva dopo il no della giunta della Confindustria di Ascoli Piceno (e la contrarietà di Fermo), e poggia anche sul fatto che dal punto di vista della solidità economica è proprio Macerata quella messa meglio delle altre.

Si tenga anche conto, del resto, che la progettata aggregazione deve tener conto anche dei cambiamenti nel frattempo verificatisi su diversi fronti (a partire da quello del credito, con la vicenda di Banca Marche) e di quelli ormai prossimi ad una definizione (come il possibile accorpamento delle Camere di Commercio). Certo è che il voto di ieri impone un necessario ripensamento.