Un momento della Carmen (foto Tabocchini)
Un momento della Carmen (foto Tabocchini)

Macerata, 21 luglio 2019 - Una Carmen che osa, tra lustrini, paillettes, ballerine ammiccanti e una gigantesca gamba di donna glitterata che sovrasta il palco e copre il muro dello Sferisterio. Come nella tradizione degli ultimi anni, l’apertura del Macerata Opera Festival (foto) ha abituato il pubblico agli impatti forti e, a volte, troppo innovativi che non sempre mettono d’accordo tutti. L’anno scorso era toccato al «Flauto magico» di Graham Vick che aveva rimediato anche qualche fischio, mentre per alcuni era stata un’opera coraggiosa. Venerdì è stata la volta della Carmen in versione parigina, che si è conclusa che un applauso lungo, ma timido e anche qualche sommesso buu per la scelta del regista, Jacopo Spirei, di fare della protagonista una sexy star che verrà uccisa non con un coltello, ma con una macchina fotografica, non in plaza del toro, ma sul red carpet.

A dividere, però, sono stati anche l’allestimento poco spagnoleggiante e troppo da Crazy Horse nel primo atto, dove Carmen si esibisce anche in un raffinato spogliarello circondata da boys e comprimarie seminude, e le voci dei protagonisti, a volte troppo basse. Ma c’è chi come l’imprenditore Giovanni Fabiani non ha dubbi «le critiche sono sempre da parte di chi ha l’antichità addosso».

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Gli allestimenti innovativi che stravolgono le versioni classiche dell’opera, però, spesso non piacciono ai melomani che ritengono che l’opera debba essere lasciata così come è stata scritta. Apprezzata, invece, la direzione d’orchestra affidata a Francesco Lanzillotta. «Il Macerata Opera Festival sta diventando sempre più un festival, nel senso buono del termine – racconta l’imprenditore Maurizio Mosca –, per cui andare all’opera e vedere una rappresentazione classica, è impensabile. Sono rimasto perplesso sia per le sceneggiature che per le doti canore, perché a parte Valentina Mastrangelo (nel ruolo di Micaela, ndr) gli altri protagonisti non mi hanno convinto. È un modo nuovo di concepire l’opera, come fu per l’Aida con i computer di Micheli e, in queste scelte ci sono cose che possono piacere e altre meno».

Chi, invece, ama l’innovazione è il presidente di Confindustria, Gianluca Pesarini, che seguirà tutte e tre le rappresentazioni. «Vado allo Sferisterio da anni, perché è un bene prezioso – spiega –, ed è giusto dare dei tagli innovativi alle opere, in questo caso alla Carmen, altrimenti se non diamo questo tocco di innovazione si fa fatica a guardare il futuro. Si parla spesso di fondere tradizione e innovazione, ecco credo che questa sia l’espressione di chi vuole innovare dando una chiave nuova che allieta lo spettacolo, perché l’opera è anche spettacolo, non solo canto». Il fine settimana delle prime, che ieri ha visto in scena il Macbeth di Emma Dante, sicuramente il titolo più atteso di questa stagione, si chiuderà oggi, alle 21, con il ritorno del «Rigoletto» di Federico Grazzini, che aveva debuttato proprio allo Sferisterio nel 2015. Quest’anno, però, il cast è totalmente rinnovato e vedrà sul palco Amartuvshin Enkhbat (Rigoletto), Enea Scala (Il Duca di Mantova), Claudia Pavone (Gilda) e Simon Orfila (Sparafucile).