Fabrizio Castori, l’ultimo dei mohicani in un calcio che ha bisogno di personaggi come lui. Ieri ha riportato la Salernitana in A dopo 23 anni di purgatorio. L’ennesima impresa per il mister, originario di San Severino, ma "naturalizzato" tolentinate: 66 anni, unico allenatore italiano ad aver scalato tutti i campionati, partendo dalla Terza categoria. Il dieci e lode non glielo toglie nessuno, perché questa è la sua decima promozione in carriera, la seconda in serie A. Nella sfida di Pescara lui era lì, in panchina, dopo aver sconfitto pure il Covid, lasciandosi alla spalle 19 giorni di...

Fabrizio Castori, l’ultimo dei mohicani in un calcio che ha bisogno di personaggi come lui. Ieri ha riportato la Salernitana in A dopo 23 anni di purgatorio. L’ennesima impresa per il mister, originario di San Severino, ma "naturalizzato" tolentinate: 66 anni, unico allenatore italiano ad aver scalato tutti i campionati, partendo dalla Terza categoria. Il dieci e lode non glielo toglie nessuno, perché questa è la sua decima promozione in carriera, la seconda in serie A. Nella sfida di Pescara lui era lì, in panchina, dopo aver sconfitto pure il Covid, lasciandosi alla spalle 19 giorni di positività. Il tampone negativo alla vigilia del match decisivo è stato un segno del destino, il riconoscimento alla sua straordinaria tenacia. Era giusto che in campo ci fosse anche lui a far festa assieme a giocatori e staff. Del resto, sul successo della Salernitana c’è proprio il marchio-Castori. Il risultato, infatti, arriva dalla sua capacità unica di annullarsi totalmente con l’anima della maglia che indossa, dalla sua vocazione all’impossibile, da un modo antico e selvaggio, "operaio" e "povero" di vivere il calcio, dove si scende ancora nell’arena e vince l’uomo, prima del calciatore. "Sono partito dalla terza categoria e sono arrivato in serie A – ha detto il mister tramite i canali mediatici del Club campano –. Mi sono guadagnato ogni singola promozione sul campo. Non voglio fare il mago, nel calcio non ci sono segreti. Cinque anni fa ho fatto la serie A con il Carpi e sono retrocesso. Mi ero ripromesso: ‘Ci tornerò’. Ed eccomi qui". Tra i pochi ad aver potuto abbracciare Fabrizio subito dopo la vittoria di ieri c’era la moglie Paola, da sempre la sua prima tifosa: l’ha stretta forte a sé con tutto l’entuasiasmo che aveva addosso. Lei era scesa a Pescara assieme ai fedelissimi del mister. "Le norme antiCovid ci hanno permesso di salutarlo solo a distanza – racconta l’amico Enzo Ciciliani –, sapevo che sarebbe stato così, ma non potevo mancare. C’ero a Carpi la sera dello 0-0 contro il Bari che sancì la promozione in A e, si sa, nel calcio un pizzico di scaramanzia non guasta mai". "Abbiamo seguito la sfida da casa, incollati a Raisport – dice Marco Romagnoli, presidente del Tolentino – ed è stata per tutti una bellissima soddisfazione. Oltre a essere un grande tecnico, Fabrizio è pure un amico che è rimasto sempre legato alla città e al Tolentino. Lo sentiamo sempre come uno di noi". A ripercorrere la fantastica carriera di Castori è lo "storico" del calcio Gabriele Cipolletta: "Nel 1986-‘87 vinse la Prima categoria col Camerino; seguirono i successi di Cerreto (1989-‘90 in Promozione) e Tolentino (1992-‘93 in Eccellenza). In panchina coi cremisi raggiunse anche la C2 (1994-‘95), ripetendosi poi a Lanciano (1998-‘99). In questa piazza salì in C1 (2000-‘01), mentre col Cesena arrivò in B (2003-‘04). Infine, approdò in A col Carpi (2014-‘15). Ora il bis di Salerno. Nel mezzo il successo più nobile: col San Patrignano arrivò primo in Terza categoria (2009-‘10)".

Mauro Grespini