Claudio Schiavoni presidente di Confindustria Marche
Claudio Schiavoni presidente di Confindustria Marche

Ancona, 12 sttembre 2021 - Presidente Claudio Schiavoni, lei guida Confindustria Marche: i dati macroeconomici parlano di una forte ripresa in Italia. Numeri che portano un certo ottimismo.

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Condivide questa euforia?
"Parlerei piuttosto di un cauto ottimismo. Le aziende sono ripartite, il lavoro c’è, ma i dati positivi che stiamo vedendo si rifanno allo scorso anno che è stato terribile. Quindi sicuramente le cose vanno per il meglio, ma non esaltiamoci troppo".

Nelle Marche che scenario si sta vivendo?
"I segnali di ripresa ci sono tutti con un buon aumento delle esportazioni che segnano un più 20,5% rispetto al primo semestre dello scorso anno. Un risultato che fa ben sperare anche perchè vede protagonisti i settori della moda che sono stati pesantamente penalizzati in questi anni".

Questi dati positivi non risparmiamo crisi importanti che si stanno vivendo nelle Marche: come affrontarle?
"È difficile trovare una soluzione. Davanti alla ripartenza, ad esempio, in molti si sono trovati davanti a problemi con il sistema finanziario. Diciamo che le problematiche che alcune aziende si trovano ad affrontare sono molteplici e, di sicuro, occorre un sostegno dal credito".

Presidente, poi esiste anche lo spinoso tema delle delocalizzazioni: cosa ne pensa?
"Bisogna distinguere. Dico no alle delocalizzazioni selvagge. Allo stesso tempo dobbiamo capire che siamo in un mercato globale dove la concorrenza è fortissima. Quindi se da un lato tutta la parte tecnologica deve restare in Italia, dall’altro il tema della manodopera ci trova in difficoltà. Quando un operaio in India prende 2-300 euro al mese come si fa a essere concorrenziali? E le dico che l’imprenditore quando delocalizza per questo motivo non lo fa a cuor leggero, ma questa è la situazione che si deve affrontare".

Altro nodo per le imprese sono le infrastrutture: qualcosa si muove, ma cosa serve?
"Distinguerei tra quelle materiali e immateriali. Su quest’ultimo fronte la pandemia ha messo a nudo l’arretratezza del nostro Paese. Con i lockdown abbiamo iniziato a lavorare grazie a internet ma è stato difficilissimo perchè le reti non sono in grado di reggere. E se internet non funziona come negli altri Paesi siamo spacciati. Occorrono reti veloci in tutt’Italia che ti permettano di essere presenti ovunque".

Su strade, treni e aeoporti, invece, qual è il suo giudizio?
"Non cambia molto. Arrivare a Roma in treno è un’odissea, con le strade abbiamo una Quadrilatero che forse nei prossimi mesi verrà completata dopo anni e anni di lungaggini. E poi serve un aeroporto funzionante. È fondamentale. Con la privatizzazione si stanno facendo passi in avanti. Servono collegamenti interni con gli hub nazionali e soprattutto con Germania, Francia, Inghilterra, e che siano quotidiani".

Altro tasto dolente, sul quale il sistema industriale è molto critico, è quello della burocrazia: vede qualche segnale positivo?
"È una disperazione. Vale 5-6 punti di Pil e ci scontriamo tutti i giorni con lungaggini assurde. È un problema politico, sono loro che devono cercare di risolverlo. In Inghilterra in due giorni e con mille euro si apre un’azienda. Non possiamo essere competitivi anche su questo fronte se la burocrazia ci divora".

Quali settori la preoccupano di più?
"Sicuramente il calzaturiero che, nonostante il segno positivo di questi mesi con un più 12,9%, soffre da anni e con il Covid ha avuto ancora maggiori difficoltà, e poi il turismo, al di là di questi ultimi mesi dove ha fatto numeri importanti".

In tempi così difficili come procede il confronto con i sindacati?
"Bene. Abbiamo discusso per la sicurezza nelle aziende, ma il confronto è cordiale e positivo".

Capitolo pandemia che oggi significa vaccini e Green pass. Qual è la sua posizione?
"Prima le rispondo dal punto di vista personale: sono contrario ai vaccini, da sempre, credo di aver fatto solo quello per il vaiolo. Ma oggi ho messo da parte la mia posizione e ho fatto il vaccino. Una scelta compiuta per senso civico, perchè la diffusione del virus è altissima ed è giusto tutelarsi e farlo anche per gli altri. Se guardo tutto questo come imprenditore e presidente di Confindustria Marche le dico che l’ideale sarebbe avere tutti i dipendenti vaccinati e quindi col Green pass. Si lavora con maggiore tranquillità, senza assenze e significa anche un costo inferiore per le aziende che in questi mesi hanno dovuto farsi carico di mascherine, disinfettanti e tutto quello che occorreva per rispettare le norme sanitarie. Ora, però, il Governo deve adottare provvedimenti chiari perchè non possiamo chiedere il Green pass ai dipendenti senza l’obbligatorietà".

Presidente, chiudiamo con i giovani. La ripresa darà spazio anche all’occupazione giovanile?
"Ne sono più che convinto. Ci sarà tanto spazio per loro. Il mondo del lavoro si muove verso una digitalizzazione sempre più forte, lunguaggi che sono adatti proprio ai giovani. Oltre a quelli che devono saper usare il tornio, ci devono essere tanti che sanno utilizzare il computer. Per questo sono fiducioso che chi studia potrà, da qui a qualche anno, avere grandi opportunità".