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22 gen 2022

Covid, l'assessore Carloni contagiato per la seconda volta: "Curato nel nuovo ambulatorio"

Il vice presidente della Regione di nuovo alle prese con il Covid: "Decisive per me le terapie precoci al San Salvatore, un servizio che funziona"

roberto fiaccarini
Cronaca
Mirco Carloni nell’ambulatorio del San Salvatore mentre viene sottoposto a una flebo di RemdesivirI due servizi che abbiamo dedicato nelle scorse settimane all’ambulatorio
Mirco Carloni nell’ambulatorio del San Salvatore mentre viene sottoposto a RemdesivirI

Pesaro, 22 gennaio 2021 - "Io sono l’esempio che le cure precoci nell’ambulatorio realizzato da Marche Nord al San Salvatore sono un servizio fondamentale". Parola di Mirco Carloni, vicepresidente della Regione, uno che di Covid se ne intende, suo malgrado. E’ infatti nel gruppo dei cosiddetti dannati del virus, cioè di quelli che sono stati contagiati due volte: per lui la prima esperienza fu nel momento peggiore, a marzo del 2020, la seconda in questi giorni.

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E questa nuova esperienza è appunto anche l’occasione per mettere in evidenza l’efficacia del nuovo ambulatorio creato dall’azienda ospedaliera Marche Nord per assicurare terapie immediate ai pazienti Covid evitando i ricoveri.
"La scorsa settimana – racconta – ho fatto la terza dose del vaccino. Era martedì, e già la sera stessa ho iniziato ad avere mal di gola. Pensavo che fosse una conseguenza del vaccino, ho preso Brufen e i sintomi sono passati".

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E invece quando ha scoperto che era di nuovo il Covid?
"Dopo cinque giorni. Ho iniziato ad avere una tosse molto insistente e forte. Era chiaro che qualcosa non andava alla parte alta delle vie respiratorie".
E in quel momento ha scoperto l’ambulatorio del San Salvatore.
"Esatto. Ci si arriva tramite il proprio medico curante o attraverso l’Usca. Ma si può anche contattare telefonicamente il medico dell’ambulatorio (il numero è lo 0721365882, ndr). Lì le terapie possibili sono tre: i monoclonali, ma nel mio caso non andavano bene perché erano passati cinque giorni dal contagio; poi il Molnupiravir, le nuove pillole, ma avendo fatto la terza dose di vaccino si rischiava un eccesso di anticorpi; infine il Remdesivir, che è stato ritenuto perfetto per il mio caso. Ho fatto tre flebo, ma dopo la prima già stavo molto meglio. Senti subito che l’infezione se ne sta andando".
Adesso come va?
"Bene. Per questo il mio consiglio è che se uno ha sintomi un po’ più importanti, meglio evitare il pronto soccorso e andare nell’ambulatorio del San Salvatore (palazzina F, ndr). Naturalmente, e questo voglio sottolinearlo, prima di tutto bisogna vaccinarsi".


Come andò invece a marzo del 2020?
"Il 9 scoprii di avere il Covid, il giorno dopo ero in ospedale ma non c’era posto. Sembrava l’apocalisse, non dimenticherò mai quelle scene. Il 15 mi aggravai e fui curato con i retrovirali che si usavano allora. Avevo una bronchite interstiziale che per fortuna non si trasformò in polmonite".
Adesso è tutta un’altra storia, insomma.
"Meno impattante, certo. Grazie alle cure e al vaccino. La tosse che ho avuto in questi giorni era per certi versi simile, ma quella del 2020 era molto più profonda. Però il rischio di aggravarsi c’è comunque, ed è aperto questo che la mia esperienza va raccontata. Ne approfitto per ringraziare i primari Gabriele Frausini e Michele Tempesta, oltre ai dottori Luciano Mucci e Alessandra Scaramucci. Sono stati eccezionali".

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