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19 gen 2022

Covid hospital Civitanova, Bertolaso spacca le Marche: "Lo riapro gratis"

Saltamartini contrario, ma il dibattito sulle terapie intensive resta acceso. Duello a distanza tra Ceriscioli ed Acquaroli

19 gen 2022
Guido Bertolaso all’inaugurazione del locali del Covid Hospital di Civitanova
Guido Bertolaso all’inaugurazione del locali del Covid Hospital di Civitanova
Guido Bertolaso all’inaugurazione del locali del Covid Hospital di Civitanova
Guido Bertolaso all’inaugurazione del locali del Covid Hospital di Civitanova

Ancona, 19 gennaio 2022 -  Il Covid Hospital di Civitanova è tornato con la quarta ondata al centro del dibattito politico. L’assessore Filippo Saltamartini ha ribadito che resterà chiuso e non esclude la dismissione definitiva. "Secondo i dati dell’osservatorio epidemiologico avremo un picco massimo di 80-83 ricoveri in terapia intensiva a inizio febbraio. Uno scenario in cui si potrebbero ospitare ulteriori dieci degenti sia a Marche Nord (26 attuali) sia a Torrette (attualmente 19). la saturazione di pazienti Covid delle intensive è attualmente del 25% (64 su 256 posti letto)".

"Non c’è l’intenzione di riaprire il Covid Hospital – dice Saltamartini – anche per non gravare eccessivamente sull’attività ordinaria delle altre strutture. Il Covid Hospital è una riserva fondamentale se i pazienti aumentassero".

Per Saltamartini solo su numeri al di sopra di 80-83 ricoveri in terapia intensiva si potrebbero riaprire 1 o 2 moduli (ciascuno 14 posti), con gestione da parte delle quattro aree vaste e non solo di quella di Macerata".

Guido Bertolaso, colui che fu incaricato di creare l’ospedale, si era offerto di riaprire gratis la struttura: "Lo farei gratuitamente, come due anni fa. C’è il problema del personale? Sì, ma se c’è la volontà tutto si può risolvere".

Ceriscioli: "Facciamolo ripartire, smontarlo costerebbe di più"

"La mia giunta ha dotato le Marche di 160 nuovi posti di terapia intensiva – dice l’ex presidente Luca Ceriscioli – prima di lasciare il governo al centrodestra: 42 erano a Pesaro, 40 a Torrette, 20 per l’Asur e 60 per il Covid Hospital di Civitanova. A Pesaro i 42 posti letto furono inaugurati dall’assessore Saltamartini...".
Quindi non c’entra anche il suo successore? 
"Certo che c’entra e non si può dire il contrario. I posti letto di terapia intensiva servivano dopo la prima ondata e sono serviti per la seconda e la terza. Il Covid Hospital ha funzionato egregiamente. Stavolta si è deciso di non aprirlo per non dare fastidio alla provincia di Macerata".
Anzi stando a Saltamartini sarà chiuso definitivamente.
"Ho letto, ho letto. Lei sa che con i soldi dello smantellamento dell’ospedale si potrebbe comprare l’intera fiera di Civitanova? La chiusura è un fatto politico, non sanitario. Il Covid Hospital è una risorsa". 
Ma la mancanza del personale specifico esiste? 
"Certo che esiste, ma anche prima non c’era il personale per fare tutto. Ma allora dicevano che dipendeva dalla giunta Ceriscioli che non voleva fare le assunzioni. In realtà il centrodestra ha preso i voti dicendo che avrebbe riaperto undici ospedali che, secondo loro, io avevo voluto chiudere. In realtà io non avevo chiuso nulla e dopo le regionali non c’è stata nessuna riapertura. Anzi sa cosa le dico? Che questa operazione punta a voler penalizzare Pesaro". 
Addirittura? 
"Prima hanno eliminato il progetto del nuovo nosocomio già finanziato con 250 milioni di euro. Poi hanno anticipato l’annuncio della chiusura dell’azienda ospedaliera Marche Nord, indebolendola. Infine si è concentrato metà dei malati di covid della Regione – conclude Luca Ceriscioli – nella provincia di Pesaro e Urbino, penalizzando gli altri malati. Un capolavoro, che favorisce soprattutto l’Emilia–Romagna". 

Acquaroli: "I tecnici hanno detto di no, per ora non serve"

Presidente Francesco Acquaroli, l’assessore Saltamartini ha ribadito che il Covid Hospital non si apre. Perché? 
"Siamo favorevoli a poter utilizzare il Covid Hospital se sarà necessario e qualora le aziende sanitarie lo riterranno opportuno. La scelta è meramente tecnica e non politica. La pandemia è in una fase completamente nuova, dopo la campagna vaccinale, e nonostante l’elevatissimo numero di contagi la situazione dei ricoveri non è paragonabile alle fasi precedenti". 
In sostanza bastano le terapie intensive già attivate? 
"I nuovi posti letto di terapia intensiva attivati sono inseriti nelle strutture ospedaliere, dove c’è già personale per garantire la gestione. Su 118 totali ne erano stati distribuiti 41 a Marche Nord, 38 a Torrette e il resto in altre strutture. Quelli al Covid Hospital invece andrebbero attivati utilizzando del personale in servizio nei reparti degli altri ospedali, per aprirlo si andrebbero a chiudere reparti e togliere servizi. È una scelta che compete alle aziende sanitarie". 
Lei spera che non serva in questa quarta ondata? 
"Sì, così come spero che non servano i ricoveri in terapia intensiva, a prescindere da dove li utilizziamo". 
È una riserva comunque da tenere ben presente? 
"Non è una ‘riserva’ bensì una opportunità, che deve essere gestita nel migliore dei modi. A stabilire se aprirlo deve essere chi gestisce la sanità, e non la politica. Uno dei mali che spesso caratterizza l’Italia è proprio quando la politica fa ingerenze di natura tecnica, o i tecnici fanno ingerenze politiche". 
Lei aveva delle riserve sul Covid Hospital? 
"Sul Covid Hospital è da ipocriti dare un giudizio su quanto fatto in una fase drammatica come nel 2020. Si sarebbe potuto fare diversamente? Sicuramente, ma credo sia giusto riconoscere l’utilità di questa struttura, che potrà esserlo anche in futuro se sarà necessario". 

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