Fiumi di cocaina nelle Marche: importavano droga a quintali nel doppio fondo delle auto

Dodici arresti: a capo della banda era a Porto Sant’Elpidio, due muratori di Montemarciano tenevano i contatti. Come corrieri usavano un coppia di insospettabili di Civitanova

Ancona, 29 giugno 2023 – La base operativa era nelle Marche, i vertici della struttura criminale definita “ben strutturata” era in mano agli albanesi, ma ci sono anche tanti italiani nella banda che si occupava di import di cocaina e hashish sgominata dalla Guardia di Finanza.

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La cocaina arrivava nelle Marche nascosta nei doppio fondo delle auto
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Dodici le persone finite in manette con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale e allo spaccio, un milione di euro l’ammontare dei beni finiti sotto sequestro. Il traffico, in poco più di due anni, ha importato in Italia circa 700 chili tra cocaina e hashish, per un valore sul mercato di circa 35 milioni di euro.

E’ questa, in cifre, l’operazione ‘Doppio gioco’ messa a segno in queste ore: la droga arriva da Belgio e Olanda, che serviva a rifornire tutto il mercato marchigiano e del centro Italia, arrivava grazie al doppio fondo ricavato nelle auto nei corrieri.

Le attività hanno visto in azione, nelle province di Ancona, Fermo, Macerata, Pesaro, Urbino e Frosinone, oltre che in Albania, Belgio e Spagna, 100 militari del Comando Provinciale delle Fiamme gialle di Ancona, con il supporto del Servizio Centrale di Investigazione sulla Criminalità Organizzata (Scico), di altri reparti territoriali del Corpo e delle Polizie albanesi, belghe e spagnole.

Come era composta la banda

C'era una sorta di società tra persone italiane e due albanesi, lavoratori edili a Montemarciano (Ancona), che mantenevano i contatti con i capi della banda, concordavano gli approvvigionamenti e consegnavano la droga ai pusher. Le menti dell'associazione, secondo le indagini, erano a Porto Sant'Elpidio (Fermo): due fratelli albanesi gestivano il fiorente mercato illecito dietro la copertura di una rivendita di auto. I due avrebbero coordinato i movimenti della droga, gli appuntamenti con i clienti che avvenivano in una ditta di Porto Sant'Elpidio o a Civitanova Marche, prima di muovere i cavalli per consegnare gli stupefacenti custoditi in vari depositi nelle Marche.

Il viaggio della droga: dall’Olanda a Civitanova

L’organizzazione criminale utilizzava come corrieri internazionali un albanese e la compagna, entrambi incensurati, da anni residenti da anni a Civitanova , che avevano costruito una vita parallela per giustificare i frequenti viaggi verso il Nord-Europa: aveva preso in affitto una casa ad Aquisgrana, in Germania, vicino ai confini di Belgio e Olanda. Grazie ai fondi forniti dalla banda, avevano aperto conti correnti in filiali locali che servivano per acquistare le auto (con doppio fondo) usate per i trasporti illeciti, da immatricolare in Germania.

I corrieri da Civitanova partivano per Aquisgrana. Da lì iniziava l'attesa per i carichi di droga che arrivava da Bruxelles, Anversa, Rotterdam, Amsterdam. Gli indirizzi venivano comunicati dai capi della banda, tramite telefoni criptati poco prima della consegna. Il giorno dopo i corrieri tornavano in Italia con la cocaina nascosta nelle auto ‘truccate’.

Nel corso delle indagini sono stati arrestati in flagranza otto corrieri, sequestrati oltre 50 chili di cocaina e cinque auto munite di doppio fondo.

Dodici arresti e 22 persone denunciate

In cella sono finite 11 persone su ordine del Gip di Ancona, su ordine del gip è finito in carcere anche un indagato residente a Fano. Al termine delle decine di perquisizioni avvenute in tutte le Marche, sono state anche denunciate – sempre per associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale e allo spaccio di droghe o spaccio – altre 22 persone.

Come è partita l’inchiesta

Lo spunto nel 2020 quando in un'altra indagine del Gico era emersa la figura di un ex collaboratore di giustizia di origini campane, capo di un nutrito gruppo di spacciatori italiani nelle Marche.

Il tesoro della banda

Al termine delle indagini, i finanzieri del Gico hanno aggredito anche il fronte patrimoniale della banda per disarticolare l'organizzazione: dalle indagini è emerso che gli indagati – per i quali risultava un reddito molto basso – in realtà avevano beni di lusso. Per questo sono stati emessi provvedimenti di sequestro preventivo di auto di società, beni mobili e immobili riconducibili agli indagati per un valore complessivo di oltre un milione di euro.

Il plauso del presidente delle Marche

"A tutte le donne e gli uomini del comando regionale Marche della Guardia di finanza, così come a tutti i militari che hanno operato e collaborato in questa complessa operazione, vada il nostro più vivo ringraziamento e la riconoscenza che le istituzioni e i cittadini devono, quotidianamente, a chi opera per la sicurezza e la protezione delle comunità", scrive il presidente delle Marche, Francesco Acquaroli.