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26 ago 2021

"Violato il diritto al suicidio assistito". Tetraplegico denuncia Asur Marche

E' la prima volta in Italia. Il reato contestato è omissione di atti di ufficio, spiegano dall'associazione Luca Coscioni che sta seguendo il caso

26 ago 2021
Marco Cappato during a press conference in Rome, 21 December 2015. ANSA
Marco Cappato (Ansa)
Marco Cappato during a press conference in Rome, 21 December 2015. ANSA
Marco Cappato (Ansa)

Ancona, 26 agosto 2021 - Per la prima volta in Italia, un cittadino ha denunciato una pubblica amministrazione per aver violato il proprio diritto all`aiuto al suicidio. E` successo nelle Marche, dove Mario (nome di fantasia), 43 anni e malato tetraplegico da 10 anni, ha presentato una denuncia penale nei confronti dell'Azienda sanitaria unica regione Marche.

A renderlo noto in conferenza stampa in piazza Cavour ad Ancona, l`avvocato Filomena Gallo, co-difensore di Mario e segretario dell'Associazione Luca Coscioni, e Marco Cappato, tesoriere dell'Associazione, spiegando: "Il reato contestato è omissione di atti di ufficio, ovvero la mancata verifica, da parte dell`azienda sanitaria, delle condizioni cliniche di Mario, volte ad accertare il suo diritto ad accedere al suicidio assistito, così come previsto dalla sentenza della Corte Costituzionale 242\2019 e peraltro già anche ordinato dal Tribunale di Ancona lo scorso 9 giugno".

Così "vista l`inerzia dell`azienda sanitaria, che ad oltre un mese di distanza dalla ordinanza del Tribunale, non aveva ancora attivato la procedura, Mario, il 12 luglio 2021, ha deciso di diffidare l`Asur Marche, con lo scopo di avvertire l'azienda sanitaria che, in caso di silenzio, si sarebbe provveduto nelle sedi opportune. Trascorsi oltre 30 giorni dalla diffida senza che l`Asur Marche si sia attivata o abbia motivato il proprio silenzio, Mario ha deciso di procedere in sede penale, depositando un esposto presso la Procura della Repubblica di Ancona e denunciando l`omissione di atti d`ufficio da parte della azienda sanitaria ai sensi dell`art. 328 codice penale che punisce il pubblico ufficiale o l'incaricato di un pubblico servizio, che entro trenta giorni dalla richiesta di chi vi abbia interesse non compie l'atto del suo ufficio e non risponde per esporre le ragioni del ritardo".

Mario, 43 anni tetraplegico e immobilizzato da oltre 10 anni dopo un grave incidente stradale, ad agosto 2020, ha chiesto alla Asur di verificare la presenza delle condizioni enunciate dalla Corte costituzionale sul caso Cappato-Dj Fabo per poter accedere al suicidio assistito in Italia. Di fronte al diniego ricevuto dalla Asur in merito all`attivazione delle procedure di verifica, Mario ha chiesto aiuto legale all`Associazione Luca Coscioni per impugnare questo diniego, portando di fatto la Asur in Tribunale, in modo da ottenere un`ordinanza volta a veder rispettato quanto previsto dalla Sentenza della Corte costituzionale. Dopo una prima decisione con cui il Tribunale di Ancona ha negato la possibilità per Mario di accedere alla morte assistita in Italia, lo scorso 9 giugno 2021 i giudici del Tribunale di Ancona hanno ribaltato la precedente decisione, imponendo con questa ordinanza alla Asur di verificare che Mario abbia le condizioni d`accesso al suicidio assistito, così come stabilito dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 242/2019. 

Mario, in attesa di una risposta dalla Asur nei giorni scorsi si era rivolto, con una lettera aperta, all'azienda sanitaria e alle Istituzioni, compreso il ministro della Salute Roberto Speranza. La denuncia arriva ad un anno dal primo contatto di Mario con la Asur, per la richiesta di accesso al suicidio assistito. "Le conseguenze della denuncia - spiega l'associazione Coscioni laddove si incardinasse un procedimento penale nei confronti dei soggetti apicali dell`Asur Marche, potrebbero essere quelle di una condanna in sede penale per non aver provveduto ad un atto dovuto, ovvero la verifica delle condizioni di Mario, la cui fonte giuridica era rinvenibile sia nel dettato della Corte Costituzionale sulla cui base la richiesta di Mario era stata formulata più di un anno fa, sia nel provvedimento del tribunale di Ancona che ha ordinato all'azienda sanitaria di effettuare la verifica delle condizioni di Mario".

 "Lo Stato italiano sta infliggendo una vera e propria tortura contro un suo cittadino, obbligandolo a subire una condizione di sofferenza insopportabile contro la propria volontà e contro la legge, negando a Mario l`esercizio dei propri diritti fondamentali in violazione della sentenza della Consulta", hanno dichiarato Filomena Gallo e Marco Cappato, aggiungendo: "Il ministro della Salute Roberto Speranza, proprio rispondendo a Mario, aveva ricordato come sia responsabilità del governo ("ora continueremo a lavorare in silenzio, per ciò che il governo può fare nell`ambito delle sue competenze, per consentire l`applicazione più uniforme possibile, al di là di ogni legittima posizione politico-culturale, della sentenza della Corte Costituzionale")". Quindi "di fronte alla violenza perpetrata sotto la responsabilità del presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, contro Mario, chiediamo al governo e al ministro Speranza di agire immediatamente per interrompere la flagranza di reato in corso e attuare un provvedimento di commissariamento della Regione Marche per attuare la visita medica che Mario attende ormai da un anno. In caso contrario, alla responsabilità del Presidente delle Marche Acquaroli si aggiungerà anche quella del ministro Speranza (che al proposito non ha nemmeno ancora risposto a un`interpellanza parlamentare n. 2/01202 del 29 aprile 2021), del presidente del Consiglio Draghi e di tutto il governo".

Ok dalla Svizzera, ma luii vuole che il diritto venga rispettato in Italia

Ha il "semaforo verde" dalla Svizzera per il suicidio assistito ma vuole che il proprio diritto venga "rispettato in Italia". Il 43enne marchigiano avrebbe potuto recarsi in Svizzera già dal settembre scorso, ha riferito l'avv. Gallo, ma ha poi scelto di percorrere quella via in Italia quando Cappato gli spiegò che "le cose erano cambiate, che poteva accedere alla sospensione dei trattamenti in corso, delle cure palliative, della sedazione profonda grazie alla legge 219 sulle Disposizioni anticipate di trattamento (Dat), che poteva percorrere la via indicata dalla Corte Costituzionale se ne avesse avuto i requisiti"; e 2Mario ha scelto di rimanere in Italia, con i propri affetti, i propri cari, per fare qualcosa che poteva fare in Italia". Mario, ha detto l'avv. Gallo, sta vivendo "una vera e propria tortura a causa dell'inerzia dell'Asur e dello Stato italiano...".

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