Ancona, 23 giugno 2021 - Contagi Covid limitati a poche unità e variante Delta al Coronavirus che ancora non ha mostrato traccia nelle Marche. Lo scenario spinge all’ottimismo, ma l’attenzione deve restare al massimo. A sostenere questa tesi è il dottor Stefano Menzo, direttore dell’unità di virologia dell’azienda ospedaliero-universitario ‘Ospedali Riuniti’ di Ancona. Lui e il suo staff lavorano quotidianamente contro l’evolversi della pandemia nelle Marche da ormai un anno e mezzo.

Variante Delta, non c'è traccia nelle Marche

È stata questa èquipe ad evidenziare, tra le prime in Italia, i casi di variante ‘inglese’ lo scorso autunno. Adesso l’attenzione, e le preoccupazioni, sono orientate sulla cosiddetta variante ‘Delta’ e chiediamo proprio al direttore della virologia qual è la situazione a Torrette e dunque nel territorio provinciale di riferimento: "Le sequenze dei tamponi stanno diminuendo alla luce di un forte e costante calo dell’incidenza del virus _ spiega Stefano Menzo _. Ci sono meno casi sintomatici, si fanno meno tamponi e dunque se ne processano di conseguenza. Detto questo, ad oggi le posso confermare che tra i tamponi sequenziati non ci sono tracce della variante ‘Delta’.

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I vaccini a disposizione, tuttavia, restano efficaci anche sulle varianti. Siamo in una condizione di tranquillità relativa, nel senso che tutte le voci legate all’emergenza pandemica sono molto favorevoli nella nostra regione, ma dare tutto per scontato in ottica futura sarebbe sbagliato. Con le scuole chiuse il numero dei contagi si è notevolmente abbassato, anche se sono le vaccinazioni la causa principale di un benessere diffuso. Alle famiglie chiedo di vaccinare i loro figli, anche di età compresa tra i 12 e i 18 anni, ne vale della salute di tutti. Speriamo di arrivare a settembre con una fetta sempre più ampia di immunizzati, perché quando ripartiranno le scuole bisognerà stare molto attenti. L’estate? Penso andrà via liscia e tranquilla, le riaperture e l’eliminazione del coprifuoco non credo incideranno più di tanto". La campagna vaccinale prosegue senza sosta e riguarda ovviamente anche il personale sanitario, il primo ad essere immunizzato. Il giorno inaugurale risale al 27 dicembre scorso ed entro febbraio il grosso dei sanitari aveva terminato il ciclo vaccinale. Cinque mesi dopo restano ancora delle eccezioni:

"Resto basito da questa cosa. Lei pensi _ attacca il virologo di Torrette _ io avrei fatto di tutto per rendere obbligatoria la vaccinazione per tutti i sanitari d’Italia, ma purtroppo viviamo in un paese che fa della medicina e dell’amministrazione difensiva un suo modo di essere. L’iniziativa dell’ordine dei medici nei confronti degli scettici? Non so quali benefici possa apportare. Ci sono alcune cose che andrebbero fatte nell’immediato futuro, alla fine dell’estate. Oltre a quanto ricordato, ad esempio, procedere ad un tracciamento serio dei contatti. Sia chiaro, con una popolazione sempre più vaccinata il numero dei casi sarà necessariamente inferiore, ma anche avere casi, ricoveri e decessi è qualcosa che dobbiamo superare".