Bologna, 23 giugno 2019 - Venti minuti. Sono bastati pochi istanti perché la furia del maltempo - con pioggia, vento e grandine (foto) - tornasse ad abbattersi sull'Emilia Romagna ieri pomeriggio con un calo delle temperature fino a 16/17 gradi e con venti ciclonici da 111 chilometri orari e grandinate che hanno provocato danni ad abitazioni, automobili e, in alcuni casi, a persone rimaste ferite. 

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Vetri delle auto e finestre danneggiate, alberi e rami caduti, sottopassi allagati, semafori scoperchiati e intoppi alla mobilità. La violenta grandinata, con chicchi grossi quanto noci, che poco prima delle 15 si è abbattuta sull’Emilia interessando anche parte della Romagna, ha creato diversi disagi, con il centralino dei vigili del fuoco intasato per le numerose chiamate e con i pronto soccorsi assaliti, come avvenuto a Modena.

Un resoconto drammatico che per un giorno ha in parte spopolato le spiagge e che da Reggio Emilia a Bologna ha seminato una scia di distruzione (video) inattesa dopo il maltempo di maggio, con tanto di esondazioni dei fiumi, nonostante per la giornata di ieri la Protezione civile regionale avesse lanciato un’allerta gialla.

Considerata la gravità della situazione, la direzione regionale dei vigili del fuoco dell’Emilia-Romagna ha allertato due colonne mobili dei colleghi della Liguria per far fronte all’emergenza maltempo. Inoltre, i volontari della Protezione Civile in supporto sempre per criticità regionali. Ulteriori difficoltà sono state ravvisate sul fronte trasporto pubblico: treni in ritardo, rallentamenti sulle linee Bologna-Verona e Bologna Milano, e persino una parte di una pensilina che è crollata sui binari a San Giovanni in Persiceto, Bologna, senza causare ulteriori danni a persone. Per oggi invece è previsto un netto miglioramento con una ripresa delle temperature che da domani torneranno calde riportando l’estate al centro della scena.

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"Agricoltura in ginocchio". La Regione chiederà lo stato d'emergenza

Danni ingenti a vigneti, grano e frutteti. Il giorno dopo la tempesta di grandine, pioggia e vento le aziende agricole della regione iniziano la conta dei danni. La Regione chiederà lo stato d'emergenza. Domani la Protezione civile regionale inizierà la ricognizione dei danni pubblici e privati, in raccordo con i Comuni interessati e i vigili del fuoco. Entro la settimana tutta la documentazione sarà inviata a Roma per la richiesta di un nuovo stato di emergenza nazionale dopo quello del mese scorso. Ieri sono stati impegnati volontari e vigili del fuoco in 167 interventi - 50 a Bologna, 60 a Modena, 48 a Reggio Emilia, 3 a Parma e 68 a Ravenna – e l’intervento del 118 per 30 feriti, per fortuna in modo lieve (10 a Modena e 20 a Bologna).

Nel Modenese - informa Coldiretti Emilia Romagna - sono stati colpiti soprattutto i vigneti,  completamente imbiancati dalla grandine, caduta in taluni casi con chicchi più grandi di una pallina da golf. Danni si registrano anche sui pereti - continua Coldiretti Emilia Romagna - con alberi spogliati e frutti caduti, sul frumento che è stato allettato proprio all'inizio della mietitura e su mais e sorgo che sono stati completamente defogliati. Problemi anche nel Bolognese - prosegue l'organizzazione - nelle zone di San Giovanni in Persiceto e Medicina con danni diffusi su sementi,  carote, cipolle, patate e bietoloni. Nel Ravennate le più colpite sono state le pesche di varietà Royal glory, colpite dalla grandine e staccate dalle piante dalle fortissime raffiche di vento, così come le susine. Anche in Romagna il forte vento ha allettato campi di grano pronto alla mietitura.

Stiamo parlando – fa eco  la presidente di Confagricoltura Emilia Romagna, Eugenia Bergamaschi - di un territorio circoscritto che va da Scandiano e Rubiera, in provincia di Reggio Emilia, a Campogalliano, Castelfranco e Nonantola in provincia di Modena, fino al Bolognese con San Giovanni in Persiceto, San Giorgio, Granarolo e Minerbio ma anche le colline di Casalecchio. L’evento atmosferico senza precedenti ha danneggiato pure il Ravennate, in particolare la pianura di Massa Lombarda, Lugo e  Bagnacavallo. In tutta la “zona rossa” stimiamo una perdita di produzione fino al 100% per la viticoltura - un vero disastro per i vigneti del Lambrusco -, la frutticoltura e le colture sementiere in pieno campo tra cui frumento, mais, colza e girasole"

 

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