Modena, 16 aprile 2018 - Un anno fa (era il 19 aprile) Modena chiudeva la propria stagione, in casa, sempre contro questa Lube. Il clima era sereno, Orduna si era preso tutte le colpe, Tubertini era stato messo da parte con troppa disinvoltura. Insomma andava tutto o quasi bene. Ngapeth aveva appena firmato un triennale da 500 mila euro a stagione, Bruno aveva detto sì dopo i suoi tentennamenti sul coach, mentre a giorni sarebbe sbarcato Stoytchev con un ricco contratto triennale.
Avremmo dovuto spaccare il mondo noi di Modena.
Un anno dopo, possiamo tranquillamente sostenere che quel progetto faraonico è andato a farsi benedire.
Il bilancio sportivo è indiscutibilmente fallimentare. Zero finali, mai in corsa per il primo posto, solo a tratti vicini a rendere dura la vita a chi, a Modena, ha rifilato 6 sconfitte su 8 gare giocate. Ma fosse solo un bilancio sportivo negativo, non ci sarebbe troppo da preoccuparsi. Si riparte, come sempre, perchè a Modena si deve fare cosi.
IL PROBLEMA è un altro. Un problema che tutti conoscono. 
Ieri al Palapanini si calpestavano le macerie lasciate da questa stagione. 
Qui non c’è solo una squadra da ricostruire, ma c’è una società smarrita, tormentata da un dubbio: vale la pena insistere con questo allenatore? Anche ieri Stoytchev non si è preso la responsabilità di affrontare il tema Ngapeth. Come se non fosse un problema anche suo.
Con quale spirito potrebbe restare dopo aver provocato anche la possibile partenza di Bruno? Ce lo spiegherà, a meno che la società decida di prendere la decisione di non confermarlo, tenendosi stretto il brasiliano. La sensazione è che questa stagione non finirà con i mezzi silenzi di ieri sera, ma dopo una attenta riflessione, ognuno spiegherà alle migliaia di tifosi modenesi che di questa stagione hanno capito poco.
Modena ha dato moltissimo quest’anno, in fatto di presenze e di sponsor. La squadra invece ha dato troppo poco per meritarsi tutta questa attenzione.
Catia Pedrini ha sbagliato inventandosi un progetto che tutti le avevano sconsigliato.
Ora ci sono ad ammettere gli errori. E chi ha fallito ha il dovere di fare un passo indietro. E non parliamo del presidente.