Fabrizio Gifuni
Fabrizio Gifuni

Carpi (Modena), 21 febbraio 2019 - SARÀ l’attore Fabrizio Gifuni ad inaugurare oggi il centenario della nascita di Primo Levi. L’appuntamento è previsto per le 18 a Carpi, presso l’ex campo di concentramento di Fossoli, da dove settantacinque anni fa, lo scrittore torinese venne deportato ad Auschwitz. L’iniziativa è promossa dal Centro Internazionale di Studi Primo Levi di Torino e dalla Fondazione Fossoli.

Leggere Primo Levi nel centenario della sua nascita...

«La coincidenza di tempo e spazio innesca un corto circuito che genererà grande emozione. Sono grato per essere stato chiamato, per inaugurare di fatto questo anniversario».

‘Se questo è un uomo’ e ‘I sommersi e i salvati’: perché questi testi?

«Il primo e ultimo testo di Primo Levi. Mi farò carico di queste parole che leggerò. Leggere ad alta voce un testo è sempre un gesto anche politico ossia che riguarda la polis, un rito collettivo che abbraccia la comunità».

Che emozione comporta inaugurare il centenario della sua nascita?

«Leggere Primo Levi è un gesto ricco di urgenza e significato. Sono oggi parole più forti che mai. Quello della memoria è uno dei tema che lui si proponeva: più si allontanano gli eventi, più c’è il rischio che si perfezioni una verità di comodo, e di mistificare, omettere. Si avverte l’urgenza di leggerli ora. Sono felice ed onorato».

Lei ha già lavorato su Primo Levi, in occasione del 30ennale della sua morte…

«Sì, a Torino, ho letto vari racconti di un Levi meno conosciuto ma egualmente straordinario, preciso e ironico. Questa è la prima volta che mi faccio carico di incarnare le due ‘colonne d’Ercole’ di Levi, un autentico attraversamento».

Che ‘rapporto’ si è fatto con questo grande uomo?

«Primo Levi è un autentico patrimonio della lettura e dell’esperienza. Per me, come attore, rappresenta ciò che cerco di avere sempre: svuotarmi, essere un medium che scompare dietro le parole dell’autore per fare rivivere quel suono che viene da un altro corpo. Una sorte di viaggio andata e ritorno dal corpo dell’autore e dal foglio scritto e viceversa, che poi tornano al corpo dell’attore. L’esperienza dell’ascolto collettivo, del gesto performativo ha un grande significato».

Ha mai visitato l’ex campo di concentramento di Fossoli?

«No e sono molto emozionato. E’ una grande responsabilità portare le parole di Primo Levi in quei luoghi. Sono certo ci sarà in cortocircuito spazio e temporale molto interessante».