Flo, alias scenico di Floriana Cangiano
Flo, alias scenico di Floriana Cangiano

Modena, 7 febbraio 2019 -  Che cosa hanno in comune Flo (alias di Floriana Cangiano) e alcune osannate vestali del canto come Billie Holiday, Elis Regina, Violeta Parra o Amalia Rodriguez? L’approccio libero, lirico e per certi versi colto con cui sa trasformare ogni sillaba in un suono, mettendolo al servizio della musica. Tecnica degna di nota, temperamento e una singolare capacità di lavorare sulle storie profonde degli altri per cavarne tutta l’emotività necessaria, la cantattrice napoletana domani sera (8 febbraio) sale sul palco del Teatro Tenda (21.30) per sfogliare in quartetto “La Mentirosa”, suo terzo album che dà il titolo all’omonimo tour.

Anticipiamo le linee essenziali de “La Mentirosa”?
«Sulla scelta del titolo, “la bugiarda” in spagnolo, ha influito il suono delle parole, la menta, una spezia come zenzero o melissa. Dodici brani originali, di cui una cover di “Ponte De Areia” di Milton Nascimento. ispirati a suoni e ritmi lontani, qualcosa di già sentito, la “mentira”. Che è illusione, spostarsi da sé. Vestire i panni di altri è diventato il mio modo per comprenderli; godere dell’appartenenza ai luoghi e a chi li abita è la via giusta per scansare il pregiudizio e il luogo comune».

Legami ed empatie con il super premiato disco dell’esordio “D’Amore e di altre cose irreversibili”?
«Inevitabili. La mia opera prima, scritto con molto entusiasmo e molto timore, voleva dire timidamente “mi affaccio nella musica, non sono questo né quello né altro”».

Il cd cui è più legata?
«Il secondo, “Il mese del rosario”, ambientato nel quartiere Sanità, sulle catacombe, dove vive un’umanità molto diversa da me nata in un sobborgo un po’ più urbano. Un posto molto colorato, una festa di paese. Un disco asciutto che mi ha portato fortuna».

Altra tappa, Bologna, con “Storia della mia ansia” di e con Daria Bignardi.
«A novembre scorso all’oratorio San Filippo Neri, evento Mondadori-MismaOnda, le mie canzoni hanno fatto da colonna sonora al libro di Daria».

Nel suo carnet ci sono il teatro musicale e d’avanguardia: le tappe più significative?
«Sicuramente il debutto con “Scugnizzi”. La fascinazione successiva è stata A Sciaveca al festival di Spoleto».