Il duo Viito
Il duo Viito

Modena, 8 marzo 2019 - 'Viito’: quella doppia ‘i’ che sta ad indicare i due cantautori italiani Vito e Giuseppe. Romani d'adozione e coinquilini fuori sede, Viito è il nome che hanno voluto dare al loro sodalizio musicale. Saranno loro ad esibirsi stasera alle 21.30 al Baluardo della Cittadella di Modena. Il duo pugliese-molisano darà vita ad uno show unico, proponendo dal vivo tutti i brani tratti dal proprio album d’esordio ‘Troppoforte’, uscito lo scorso settembre per Sugar, tra cui i singoli ‘Bella come Roma’, ‘Industria Porno’, ‘Una festa’, ‘Compro oro’ e ‘Tempi migliori’ che hanno conquistato pubblico e critica raggiungendo oltre 10 milioni di stream su Spotify. E proprio ‘Tempi migliori’, il loro nuovo singolo, è il tema principale della colonna sonora del film ‘La prima pietra’, diretto da Rolando Ravello con Valerio Aprea, Iaia Forte, Corrado Guzzanti, Kasia Smutniak.

Vito, due coinquilini per caso?
«Esatto. Ci siamo trovati a convivere a Roma per motivi di studio. Vivevamo a Torpignattara. Giuseppe lavorava nella musica e scriveva canzoni, mentre io cantavo a San Lorenzo in piazzetta e cercavo casa. Su internet ho visto il suo annuncio: poiché già condivideva l’appartamento con uno studente di Medicina, prometteva, al potenziale terzo inquilino, una ‘svolta nel campo medico o in quello musicale’. Accettai. Secondo me all’inizio non gli ero neanche tanto simpatico (ride, ndr)».

Viito: un nome solo per un duo. Giuseppe come nasce questa scelta?
«Ricordo una mattina: dopo aver scritto alcune canzoni un po’ per gioco, ho proposto a Vito di aprire una pagina Facebook, ‘ufficializzando’ così il nostro progetto. Viito è nato in modo naturale e spontaneo: quelle due ‘i’ mi facevano ricordare noi due, lui che canta e noi che insieme costruiamo i brani. Non eravamo sicuri di come dovesse apparire il progetto: un nuovo personaggio? Un duo? Quindi abbiamo optato per una via di mezzo: il nome è singolare ma le due ‘i’ del nome siamo noi. Vito si era appena svegliato, era davanti ad una moka; con gli occhi ancora mezzi chiusi ha accettato».

‘Troppoforte’ riechieggia anche un film di Verdone del 1986, nonché una mossa Pokémon…
«Della mossa di Pokémon non lo sapevamo, lo abbiamo scoperto dopo. Per quanto riguarda Verdone, non è stata una scelta ricercata, ma l’associazione ci piaceva. Per noi l’eccesso è tutto troppo forte…».

Cosa volete esprimere con questo titolo?
«Nel nostro caso ‘troppo forte’ vuole avere un'accezione un po’ romantica: descrive quel momento in cui sai che stai esagerando, che stai vivendo la vita in modo troppo forte, ma lo vuoi fare lo stesso. Ad esempio nel pezzo omonimo diciamo ‘voglio bere troppi cocktail, chiamarti troppe volte’: sappiamo che non va bene ma lo facciamo lo stesso. E’ un inno alla vita, a vivere alla massima potenza. E’ cantare verso il cielo anche se piove. Un aspetto romantico ma anche autolesionista: nel vivere troppo forte c’è una sorta di auto-condanna, perché sei consapevole che ci sono dei rischi, ma li vuoi correre. Altrimenti siamo condannati alla mediocrità».

Giuseppe che genere di musica è la vostra?
«Più che di ‘musica’ preferiamo parlare di ‘canzoni’. I nostri brani sono tendenzialmente pop, ma al tempo stesso abbiamo caratteristiche che ci contraddistinguono: il nostro obiettivo è che le nostre canzoni suonino in modo personale. Per questo lavoriamo molto sul suono, affinchè possa essere quanto più possibile tipico e riconducibile a noi».

Quali sono i ‘Tempi migliori’?
«Quelli che arriveranno. Viviamo una condizione di mediocrità sociale, politica ed umana. E’ necessaria la speranza. ‘Arriveranno tempi migliori e noi saremo i fiori e sbocceremo là’. Cerchiamo un linguaggio leggero che non significa superficialità. Anzi, la leggerezza è una conquista».

Giuseppe si può ancora parlare d'amore o è fuori moda?
«Si deve parlare d’amore! Non è mai fuori moda. Occorre parlarne sempre, senza regole, confini, convenienze e distinzioni tra gli individui. La gente che viene ascoltata ha il dovere di parlare d’amore, oggi che è più facile dividersi che unirsi».

‘Anime’: Vito perchè chiamate così i vostri fan?
«Non sono i fan, ma tutte le persone, anche quelle appena conosciute. E’ essenziale riscoprire il contatto con le anime, che sono quelle che fanno muovere le emozioni più pure. La parte più preziosa di una persona è l’anima. Giocosamente chiamiamo così tutti, al di là della identità, del ruolo, età, lavoro svolto. Un aspetto un po’ fanciullesco, un ‘gioco serio’».

Quindi anche io…sono un’anima per voi?
«Assolutamente sì»