Addio Venturi, primo funzionario in Regione

Montesino d’adozione, si è spento a 89 anni. Nel 1970 vide nascere l’ente e contribuì ad avviare la nuova macchina amministrativa

Era nato sopra al paese di Castel d’Aiano, verso Passo Brasa, Appennino bolognese, e raggiunta la pensione si divideva fra Villa d’Aiano e Montese, paese quest’ultimo di origine della moglie Linda, dove erano continue le visite delle figlie Fabrizia e Alda, dei generi, dei nipoti e dei pronipoti che ora lo piangono assieme ad altri parenti e conoscenti. Si è spento mercoledì all’età di 89 anni Giuseppe Venturi, ‘Beppe della Bisatta’, come lo chiamavano confidenzialmente gli amici. E lui gradiva la specifica Bisatta perché indicava il nome della casa dove aveva visto la luce. I suoi genitori erano agricoltori. Si era fatto da solo Beppe, con forza di volontà e intelligenza, fino a conseguire la laurea in Giurisprudenza mentre lavorava e assumere la responsabilità del Servizio generale del Consiglio della Regione Emilia Romagna. Lui fu il primo nella storia dell’Ente a ricoprire quell’incarico nel 1970, tanto che le normative dello Statuto le scrisse di suo pugno assieme al dottor Tartaglia. Ricoprì quel ruolo apicale della Regione fino alla pensione nel 1997, a iniziare dal primo ufficio provvisorio in via Indipendenza e poi alle torri di Tange nel fiera district di Bologna. Giuseppe Venturi non si vantava di questa sua importante esperienza lavorativa. Non si poneva mai in primo piano. Era una persona, come si suol dire, alla portata di tutti. Amava conversare e infarciva i suoi racconti con argute battute ironiche. Dopo gli studi presso i Salesiani di Bologna, concluse il liceo classico al Minghetti di Bologna e da impiegato al Comune di Castel d’Aiano compì il salto a Ozzano Emilia, dove divenne responsabile dell’ufficio di segreteria del Comune. Ormai conosceva a menadito la macchina amministrativa. Al punto che il prefetto di Bologna Bordini lo indicò come persona giusta a ricoprire il ruolo che gli fu affidato nella nascitura Regione. E anche l’on. Armaroli fu dello stesso parere. In occasione dei 50 anni della nascita della Regione, in un’intervista al nostro giornale raccontò i primordi dell’ente.

"Tardava la legge che doveva ordinare e organizzare le Regioni – disse –. In attesa si avviarono due settori che chiamarono A e B. Io mi occupai del settore A, che curava l’"interno": in pratica avevo la responsabilità del Servizio generale del Consiglio regionale. Eravamo veramente in pochi e la pressione era fortissima.

Si andava al mattino e si tornava la sera alle 9 o alle 10. ‘Stiamo calmi’ ci dicevamo, arriverà personale dallo Stato. Credevamo di dover rifare l’Italia. C’era un certo entusiasmo per la novità delle Regioni. Sembrava una svolta epocale, lo spirito era quasi pionieristico: c’era da inventarsi qualcosa". Uomo di grande fede, Venturi fu amico e compagno di una parte di studi di Benito Cocchi che diventerà arcivescovo di Modena – Nonantola. La funzione funebre si svolgerà domenica alle 15 nell’oratorio del Poggio a Montese.

Walter Bellisi