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8 mag 2022

Anima e musica: omaggio a Leonard Cohen

Stasera Les Ballets Jazz de Montreal portano al Comunale il loro show sul grande cantautore canadese, scomparso sei anni fa

Un’immagine dello spettacolo
Un’immagine dello spettacolo
Un’immagine dello spettacolo

Il suo cappello nero, il suo Borsalino. Già nell’immagine iniziale di ’Dance Me’, che Les Ballets Jazz de Montreal presenteranno stasera alle 20.30 al teatro Comunale Pavarotti - Freni, ci sembra di rivedere lui, l’indimenticabile Leonard Cohen. Sbocciato da un’idea di Louis Robitaille, che dal 1998 ha guidato i BJM, lo spettacolo è proprio un omaggio all’animo profondo e sofferto del poeta e cantautore canadese (originario proprio di Montreal) scomparso sei anni fa. Il progetto coreografico, che Cohen aveva condiviso e approvato, è divenuto un tributo alla memoria, un percorso da brividi attraverso quei brani che ci hanno emozionato e qui trovano una loro immagine fisica.

Le creazioni dei BJM sono definite "sexy, esplosive e originali". Per realizzare ’Dance me’, la compagnia ha ottenuto i diritti di sedici brani di Leonard Cohen, da ’Suzanne’ dal 1967 fino a ’Dance me to the end of love’ del 2009, ’Tower of song’ del 1988 e l’iconico ’Hallelujah’ del 1984. Sulle suggestioni suscitate da queste canzoni hanno lavorato il drammaturgo Eric Jean e tre coreografi, Andonis Foniadakis, greco, con le radici nell’estro di Béjart, Annabelle Lopez Ochoa, belga colombiana, capace di spaziare dall’approccio narrativo a quello sperimentale, e Ihsan Rustem, britannico residente in Svizzera, autore di tessiture energiche e coinvolgenti. "Il risultato è uno spettacolo a sei mani, in grado di rispecchiare sia le diverse dimensioni dell’arte di Cohen sia la sua capacità di trascendere i confini geografici per farsi voce del mondo", osserva Carmelo A. Zapparata all’interno delle note di sala.

Come in una playlist coreografica, i diversi quadri hanno atmosfere e registri differenti, rispecchiando anche i sentimenti evocati dalla successione dei brani. E così in ’Tower of song’ viene sottolineato il potere della voce, mentre in sottofondo si avverte il rumore della macchina per scrivere, come a ricordare il lavoro del compositore, e per ’Suzanne’ è stato immaginato un passo a due complesso, teso ed elegante. "Questo spettacolo – è stato scritto – offre più di un’illustrazione, più di un’evocazione. Permette di reinterpretare dall’interno la visione dell’umano e dell’esistenza umana, una visione attraverso le cinque fasi della vita, allo stesso tempo sensibile, carnale ma anche mistica, che costituisce la filigrana dell’opera di Leonard Cohen". E ce ne restituiscono tutta l’interminabile umanità.

Stefano Marchetti

© Riproduzione riservata

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