Per i dentisti, questa è la fase più delicata: con l’allentamento del lockdown è ripartita la vita sociale e con essa i contatti tra le persone, quelli che,senza le dovute precauzione, nascondono ancora pericoli di infezione. Giusto ripartire quindi, anche negli studi odontoiatrici, ma in condizioni di massima sicurezza, senza lesinare in investimenti sulle ultime tecnologie in materia di biocontenimento. Tra gli ambulatori più all’avanguardia in questo campo c’è quello della dottoressa Monica Martelli in viale Verdi, dove fin dall’inizio dell’epidemia si sta cercando di mantenere ai massimi livelli la soglia di sicurezza. "Da mesi stiamo raccogliendo informazioni – dice Monica Martelli - guardando anche come si sono organizzati...

Per i dentisti, questa è la fase più delicata: con l’allentamento del lockdown è ripartita la vita sociale e con essa i contatti tra le persone, quelli che,senza le dovute precauzione, nascondono ancora pericoli di infezione. Giusto ripartire quindi, anche negli studi odontoiatrici, ma in condizioni di massima sicurezza, senza lesinare in investimenti sulle ultime tecnologie in materia di biocontenimento. Tra gli ambulatori più all’avanguardia in questo campo c’è quello della dottoressa Monica Martelli in viale Verdi, dove fin dall’inizio dell’epidemia si sta cercando di mantenere ai massimi livelli la soglia di sicurezza.

"Da mesi stiamo raccogliendo informazioni – dice Monica Martelli - guardando anche come si sono organizzati negli altri Paesi, dalla Cina alla Spagna, passando per gli Stati Uniti. In Italia le linee guida sono arrivate adesso, ma noi eravamo già pronti alla fine di aprile".

In pratica, il paziente viene tutelato dal momento in cui mette piede nello studio dentistico fino a quando non lo lascia."Già da i primi di marzo abbiamo il sanificatore ambientale a carica microbica zero E abbiamo attivato la telemedicina". Riguardo il triage telefonico ci sono indicazioni da seguire: "Raccomandiamo sempre ai nostri pazienti la puntalità per evitare contatti in sala d’attesa, entrata con dpi di legge, uno spazio che comunque è totalmente foderato da materiale monouso disinfettabile. Per il pagamento cerchiamo di fatturare in un momento precedente, date le complesse procedure di protezione".

Queste le Istruzioni da seguire invece, per l’entrata in sala di attesa: si comincia con la misurazione della temperatura. Poi, il paziente deve indossare camice e calzari e viene sanificato, vale a dire sottoposto a un getto di vapore secco con sostanza decontaminante. E’ una procedura che si usa anche nei teatri di guerra per sterilizzare le sale operatorie da campo. "Ogni ambiente del nostro studio è foderato con materiale monouso e disinfettabile – precisa la dottoresssa Martelli – e viene completamente sostituito e sanificato tra un paziente e l’altro. Noi operatori siamo protetti da dispositivi di terzo livello: tute, maschere FPP2, mascherina chirurgica,schermi facciali e in polestilene, manicotti, e coprituta, tre guanti sovrapposti e calzari. Ogni cosa viene sterilizzata. Quando il paziente esce viene risanificato. E allo stesso modo come vengono risanificate le sale operative utilizzate.

Sembrerebbe già tantissimo, eppure tra breve le procedure diventeranno ancora più rigide: "A giugno – spiega la dottoressa Martelli – ci arriverà un aspiratore da mettere sopra ogni poltrona in cui si siederà il paziente che dovrà affrontare un intervento particolarmente lungo e quindi più ad alto rischio. In pratica, un’apparecchiatura sopra la sua bocca aspirerà l’aria e la ributerà fuori decontaminata. E a noi operatori arriveranno dei caschi con speciale filtri che saranno ancora più sicuri".

Tutto questo ovviamente ha un prezzo: per dotarsi queste tecnologie in media si spendono dai 30mila ai 40mila euro. "Ma per noi la salute è un diritto e dovere. Dobbiamo proteggere noi stessi e i pazienti in un momento in cui non possiamo permetterci di abbassare la guardia".

Domanda legittima: sul capitolo investimenti lo Stato si muoverà? Il Decreto “Cura Italia”, all’articolo 64, ha previsto un "credito d’imposta, nella misura del 50% delle spese di sanificazione degli ambienti e degli strumenti di lavoro sostenute e documentate fino ad un massimo di 20.000 euro per ciascun beneficiario, nel limite complessivo massimo di 50 milioni di euro per l’anno 2020 per gli esercenti attività d’impresa, arte o professione". Ma sulla fattiva applicazione restano diversi dubbi.