di Marina Verdenelli Tutti condannati ma cade l’associazione a delinquere. La strage di Corinaldo (Ancona) ha la prima sentenza, ad un anno e mezzo dai fatti. E’ arrivata ieri, il giorno del verdetto per la banda dello spray al peperoncino partita dal Modenese e abituata a spruzzare per rubare collanine ai giovani in discoteca proprio come accaduto la notte tra il 7 e l’8 dicembre 2018 alla Lanterna Azzurra, dove il locale era più pieno della capienza consentita e centinaia di ragazzini aspettavano l’arrivo del trapper Sfera Ebbasta. Lì morirono Asia Nasoni, 14 anni, di Mondolfo, Daniele Pkngetti, 16 anni, di Senigallia, Benedetta Vitali, 15 anni, di Fano, Mattia Orlandi, 15 anni di Frontone, Emma Fabini, 14 anni di Senigallia ed Eleonora Girolimini,...

di Marina Verdenelli

Tutti condannati ma cade l’associazione a delinquere. La strage di Corinaldo (Ancona) ha la prima sentenza, ad un anno e mezzo dai fatti. E’ arrivata ieri, il giorno del verdetto per la banda dello spray al peperoncino partita dal Modenese e abituata a spruzzare per rubare collanine ai giovani in discoteca proprio come accaduto la notte tra il 7 e l’8 dicembre 2018 alla Lanterna Azzurra, dove il locale era più pieno della capienza consentita e centinaia di ragazzini aspettavano l’arrivo del trapper Sfera Ebbasta. Lì morirono Asia Nasoni, 14 anni, di Mondolfo, Daniele Pkngetti, 16 anni, di Senigallia, Benedetta Vitali, 15 anni, di Fano, Mattia Orlandi, 15 anni di Frontone, Emma Fabini, 14 anni di Senigallia ed Eleonora Girolimini, 39 anni di Senigallia.

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Al giudice Paola Moscaroli sono bastate due ore di camera di consiglio per emettere la sentenza. Complessivamente la banda dei sei ragazzi della Bassa Modenese è stata condannata a 68 anni e 8 mesi di carcere, più di mezzo secolo. Le pene maggiori sono state inflitte ad Ugo Di Puorto di San Prospero, ritenuto il capo banda, quello che ha lasciato il suo Dna sul tasto della bomboletta ritrovata in pista, ha preso 12 anni e 4 mesi di carcere, e al suo amico e braccio destro Raffaele Mormone di San Cesario, stessi anni di condanna. Pene più lievi per Andrea Cavallari, 11 anni e 6 mesi, Moez Akari, 11 anni e 2 mesi, Souhaib Haddada, 10 anni e 11 mesi e Badr Amouiyah, 10 anni e 5 mesi. Le richieste della Procura, dei pm Valentina Bavai e Paolo Gubinelli, erano state molto più severe, tra i 18 e i 16 anni di carcere, in tutto superavano i cento anni di carcere. Riconosciuti tutti i capi di imputazione ad eccezione dell’associazione a delinquere finalizzata ai furti e rapine che il giudice spiegherà nelle motivazioni della sentenza attese tra 90 giorni. Gli imputati sono stati ritenuti colpevoli sia dell’omicidio preterintenzionale che delle lesioni personali anche gravi arrecate ai feriti e i singoli episodi di furti e rapine commessi in vari locali notturni d’Italia, non solo alla Lanterna di Corinaldo. Una udienza spedita e veloce quella di ieri, dove si procedeva con il giudizio abbreviato (quindi con lo sconto di un terzo della pena), iniziata alle 10.30 con le repliche di Procura e avvocati e finita alle 15 con la lettura della sentenza dove è arrivata anche il procuratore capo Monica Garulli. Il pm Paolo Gubinelli ha spiegato come il mancato controllo di un macchinario del fumo di scena contestato dalle difese nel dibattimento non avrebbe inciso sugli esiti delle indagine visto che i Ris avevano individuato la capsaicina, un derivato del peperoncino, in molti punti della sala, come sostanza inalata dai presenti non riconoscendo come tossica la sostanza di cui si compone il fumo scenografico. Soddisfatti a metà gli avvocati di parte civile sulla sentenza di condanna. "La pena è seria ma ai familiari non può che apparire inadeguata rispetto alla gravità delle condotte", ha detto Irene Ciani, avvocato della famiglia di Benedetta Vitali. Per l’avvocato della famiglia Curi "cadendo l’associazione, che era la parte più debole, la riduzione degli anni di pena va in automatico – ha commentato Federica Ferro - era utopistico pensare che ci potesse essere una pena completa ma gli anni decisi sono significativi". Ha parlato di soddisfazione l’avvocato Marco Pancotti, che rappresenta i familiari di Emma Fabini, aggiungendo "si sta ricostruendo la materialità dei fatti che evidenziano la condotta dei ragazzi, non è stato un fatto casuale". Ora si attende l’avvio del secondo processo, quello relativo alla sicurezza del locale, dove ci sono 17 indagati tra i quali anche il sindaco di Corinaldo Matteo Principi. L’inchiesta è stata chiusa, devono partire a giorni gli avvisi di conclusione indagine.