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16 ott 2021

Basquiat, opera modenese all’asta da Christie’s con stima record

Il dipinto sarà battuto a New York il 9 novembre: si parte da 40 milioni di dollari. La sua storia in città

16 ott 2021
stefano marchetti
Cronaca
Basquiat a Modena con il gallerista Emilio Mazzoli e il dipinto The Guilt of Gold Teeth creato proprio a Modena
Basquiat a Modena con il gallerista Emilio Mazzoli e il dipinto The Guilt of Gold Teeth
Basquiat a Modena con il gallerista Emilio Mazzoli e il dipinto The Guilt of Gold Teeth creato proprio a Modena
Basquiat a Modena con il gallerista Emilio Mazzoli e il dipinto The Guilt of Gold Teeth

Modena, 16 ottobre 2021 - Fra i grattacieli della metropoli poteva anche ‘scomparire’, passare inosservato. Ma a Modena, la piccola città, proprio no... Alto, bello, giovanissimo, con le treccine, la pelle color cioccolato e gli abiti macchiati di vernice, Jean Michel Basquiat sbarcò sotto la Ghirlandina nella primavera del 1981, quarant’anni fa. In un lampo le ragazze impazzirono per lui: lo ‘tampinavano’ in discoteca, allo Snoopy, oppure nei pressi della galleria dove stava allestendo la sua mostra.
"Faceva colpo, ed era sempre avvolto da una nuvola di fumo azzurrina, non proprio tabacco..." ricorda chi lo conobbe allora. A Modena Basquiat non era arrivato per caso, ma grazie all’intuito del gallerista Emilio Mazzoli che già aveva tenuto a battesimo i big della Transavanguardia. La città emiliana sarebbe entrata nella sua vita e nella sua ‘storia’: proprio a Modena, durante il secondo (turbolento) soggiorno del 1982, Basquiat creò anche l’enorme dipinto ‘The Guilt of Gold Teeth’ che andrà all’asta il 9 novembre da Christie’s a New York. La base d’asta è di 40 milioni di dollari e il prezzo finale potrebbe superare ogni record: cinque anni fa, il ‘diavolo nero’, altra opera modenese di Basquiat, venne ceduto a più di 57 milioni.
 

"Avevo notato Basquiat a una mostra al Ps1 di New York, e avevo acquistato subito 15 tele e una ventina di grafiche – ha rievocato Mazzoli –. Lo invitai quindi a Modena per dedicargli una mostra", quella che sarebbe stata la sua prima esposizione italiana ed europea. Il giovane artista arrivava dai graffiti, fino ad allora si era firmato Samo (‘Same old shit’, cioé "Sempre la stessa m...") e la sua corona a tre punte spuntava un po’ ovunque. A Modena, Basquiat ‘usciva’ dal suo mondo, portando una pittura fin troppo rivoluzionaria. Inaugurata il 23 maggio 1981, la mostra non andò benissimo: sì, i quadri furono venduti ma molti storcevano il naso e addirittura avevano criticato la galleria per aver proposto le opere di un ragazzo di colore.

"Solo in pochi, a Modena, si resero conto della potenza di quell’artista", dice la giornalista Anna Ferri che in un libro edito da Aliberti ha ricostruito il ‘Viaggio in Italia di un formidabile genio’. Per le coincidenze della vita, i genitori di Anna si trovarono a essere gli ‘amici’ modenesi di Basquiat: la mamma Rossana Sghedoni era l’assistente del gallerista Mazzoli e con l’allora fidanzato Fausto Ferri spesso accompagnarono in giro per la città l’artista, spaesato ma sempre ben attratto dalle belle ragazze. Si favoleggia anche di un party nell’abitazione di un collezionista, durante il quale Basquiat ‘sparì’ con la fidanzata del padrone di casa. Jean Michel tornò poi a Modena l’anno successivo. Era già una star. Emilio Mazzoli organizzò per lui una nuova, importante mostra e gli propose di realizzare alcuni dipinti per l’evento. Gli fece trovare otto enormi tele presso lo studio - capannone (alla periferia di Modena) del restauratore Carlo Barbieri dove aveva lavorato anche Mario Schifano.

Basquiat si mise all’opera ma il feeling dell’anno precedente era svanito. E qui le versioni divergono: "Secondo alcune biografie, Basquiat si sentiva oppresso, come sfruttato – prosegue Anna Ferri –. Emilio Mazzoli invece ricorda che arrivò da New York con la gallerista Anina Nosei che pretendeva una percentuale". Ne nacque una discussione, e Mazzoli finì per congedare Basquiat e il seguito: "Portatevi via tutto".

La mostra ‘saltò’ e l’artista risalì su un aereo per New York con gli otto dipinti che oggi costituiscono la quotatissima ‘serie modenese’. "Per una di queste tele chiese a mia mamma di fargli da modella – rivela Anna Ferri –. Le mise in testa un casco di banane, quasi una natura morta, e la raffigurò così, come una divinità". Quell’opera oggi è in una riservatissima collezione privata. "Mi piacerebbe tanto vederla – ammette la giornalista –. La mamma è volata via quattro anni fa ma per me continua a vivere in quel quadro". Con la memoria di quei giorni incredibili.
 

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