I cumuli di detriti contaminati  a San Felice
I cumuli di detriti contaminati a San Felice

Modena, 11 marzo 2017 - Dopo il complesso intervento di smaltimento di detriti contaminati da amianto già avvenuto nell’area di San Biagio a San Felice, l’amministrazione giudiziaria dell’avvocato Rosario Di Legami, che in seguito allo scandalo legato ad Aemilia stringe tra le mani il ‘timone’ della Bianchini costruzioni, ha ottenuto un altro importante risultato, chiudendo una vicenda durata cinque anni: in questo momento si può infatti dire che le oltre cento tonnellate di rifiuti anche in questo caso contaminati da amianto, stoccate proprio nell’area della ditta Bianchini, sempre a San Felice e in zona via dell’Industria, sono state messe completamente in sicurezza.

Per lo smaltimento servirebbero diversi milioni di euro, ma in ogni caso la messa in sicurezza, ovvero la copertura, permette di non correre più il rischio che il ‘killer invisibile’ si diffonda nell’aria, con tutte le inevitabili conseguenze per la salute dei cittadini. Nell’opera di gestione del patrimonio sequestrato durante l’operazione Aemilia, contro il radicamento della ’ndrangheta in terra emiliana, Di Legami, grazie all’autorizzazione del gip di Bologna, Alberto Ziroldi, e dei pubblici ministeri Marco Mescolini e Beatrice Ronchi, è riuscito a sostituire la copertura precedente, che non dava le necessarie garanzie (ad essere buoni), facendo rientrare le spese dell’operazione sempre nell’ambito della gestione del patrimonio sotto sequestro.

Questo percorso è cominciato nel 2015, quando, come detto, con il costante supporto di Asl, Arpa e della Regione, a San Biagio sono state eliminate, per poi smaltirle in discarica, diverse tonnellate di detriti pieni di amianto. Mentre il processo Aemilia prosegue, udienza dopo udienza, parallelamente non si è concluso il percorso di legalità intrapreso dall’amministratore giudiziario Rosario Di Legami, che, con il supporto della procura di Bologna, Giuseppe Amato, e dell’ufficio di gip guidato dal presidente Grazia Nart, ha prima di tutto ottenuto la reimmissione della Bianchini nella white list (elenco prefettizio delle aziende considerate pulite), e la conseguente gestione di tutti i lavori affidati all’azienda, oltre alla consegna ai vigili del fuoco di quaranta camion confiscati a figure ritenute al soldo dei cutresi dei Grande Aracri.

Ricordiamo che la Bianchini costruzioni è finita sotto l’amministrazione giudiziaria, in attesa che il processo penale arrivi a conclusione, dopo che la maxi inchiesta Aemilia ha svelato legami diretti tra i Bianchini (Augusto, moglie e figlio sono difatti finiti in manette) ed i vertici della ’ndrangheta trapiantata a Reggio Emilia: Michele Bolognino, uno dei boss, è risultato avere contatti oliati e diretti con i Bianchini famiglia e con la Bianchini azienda.