Biomedicale, choc alla Bellco. Stop produzione: 350 esuberi

L’azienda del gruppo Mozarc Medical: pochi margini, via dalle attività per dialisi cronica ospedaliera

Biomedicale, choc alla Bellco. Stop produzione: 350 esuberi

Biomedicale, choc alla Bellco. Stop produzione: 350 esuberi

di Alberto Greco

MIRANDOLA (Modena)

Un annuncio shock ha messo ieri in allarme uno dei distretti produttivi più dinamici del modenese che potrebbe avere conseguenze pesanti sul piano occupazionale. "Bellco, oggi azienda parte del gruppo Mozarc Medical, esce dal mercato della dialisi cronica ed acuta per adulti e si vede costretta a cessare gradualmente tutte le attività produttive legate alla dialisi ospedaliera cronica e acuta per adulti". Sono bastate queste parole pronunciate ieri mattina davanti ai rappresentanti della RSU aziendale per scatenare la reazione dei lavoratori di una delle storiche aziende del distretto biomedicale di Mirandola. Il motivo, spiega l’azienda, è dato dalla "continua erosione dei prezzi di mercato" che "rende insostenibile, economicamente e finanziariamente, mantenere la presenza dell’azienda nel settore".

"Un fatto grave e inaccettabile – commentano dal sindacato Filctem Cgil Modena e Femca Cisl Emilia Centrale - e contro il quale è iniziata immediatamente dopo l’annuncio, la protesta delle lavoratrici e dei lavoratori che, ne stia certa l’azienda, renderemo protesta di un intero territorio e di una intera regione. Da queste parti abbiamo combattuto e vinto contro un terremoto e contro una pandemia, rendendo il biomedicale il motore europeo della ripartenza e del riscatto. Di sicuro non ci fermerà il diktat di una multinazionale che pretende di rottamare la vita di oltre 350 lavoratori e l’intero indotto".

Immediatamente, saputo dei circa 300 esuberi, cui si aggiungono altri 50 lavoratori interinali, nei reparti per la produzione di filtri e dispositivi per il trattamento delle patologie renali (circa il 60% dei 512 occupati complessivi), i rappresentanti sindacali hanno informato i colleghi di questa decisione che molti consideravano nell’aria. "Non certo per i tempi" ripetevano però i lavoratori incontrati. Subito è scattata la decisione di uscire dalla fabbrica ed iniziare una assemblea permanente con presidio che proseguirà fino al quando non verrà costituito un tavolo istituzionale e non saranno chiarite le intenzioni della multinazionale. "Il centro Ricerca & Sviluppo e le relative funzioni di supporto – fanno sapere ufficialmente dall’azienda – non registreranno esuberi e contribuiranno al rilancio indispensabile dell’azienda Mirandola. Mozarc Medical, infatti – aggiungono dal quartier generale della sede Italia – si pone l’obiettivo di portare innovazione nel campo della dialisi, con prodotti all’avanguardia per migliorare le condizioni di salute dei pazienti. Per consentire ciò, Mozarc ritiene indispensabile avviare una revisione delle attività correnti, rifocalizzandosi sulla parte del portfolio prodotti ad alto valore, nonché sulla progettazione di dispositivi per le terapie dialitiche domiciliari, i sistemi di accesso alle cure renali (cateteri e aghi fistula) e su altri prodotti per la salute dei reni che maggiormente la distinguono nel mercato".

Su questa motivazione il sindacato ed i lavoratori, che da anni assistono inascoltati al decadimento del sito di Mirandola, esprimono forti dubbi. "Non può esserci ricerca se si blocca la produzione" attaccano Filctem Cgil e Femca Cisl che rimandano al mittente nel modo più duro e netto questo che definiscono un "pacco avvelenato". "Ora è il momento che tutta la Comunità delle forze politiche, del mondo imprenditoriale e delle Istituzioni, a cominciare dalla Regione e dal Governo col suo Ministero del Made in Italy, facciano una scelta di campo netta: oggi non dobbiamo solo difendere un’azienda che pure è enorme, oggi siamo tutti chiamati a sbarrare la porta ad un modo di fare impresa tossico che può ammalare il biomedicale".