Modena, 9 gennaio 2016 - Minacciare con una pistola cinque sedicenni che escono da una pizzeria chiedendo loro se credono in Allah e sparando poi diversi colpi in aria può essere liquidata come una «bravata»?

Sarà la magistratura a deciderlo, quando avrà sul tavolo tutti gli elementi. Ma, al di là del profilo penale della vicenda, che resta comunque inquietante e assolutamente inaccettabile, i ragazzini presi di mira dai ‘bulli islamici’ sono ancora sotto choc, le loro famiglie sono preoccupatissime e tutti stanno tentando di analizzare cosa c’è all’origine di una vicenda che, se scherzo voleva essere, non fa ridere per niente.

E’ vero: alla fine i minorenni vignolesi sono tornati a casa illesi. Nel fisico. Ma non certo nello spirito. Uno di loro, terrorizzato, ha confessato alla mamma di aver avuto paura di finire come le persone giustiziate nei filmati dell’Isis.

E non è una ferita profonda questa? Non è forse una violenza psicologica grave e condannabile? Interroghiamoci, perché qualcosa, a livello sociale, non funziona. E se è vero che non bisogna fare troppo allarmismo, è vero anche che quanto accaduto deve costringerci a riflettere profondamente. Perché è grave. Molto grave.