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14 mag 2022

"Carlo era un pozzo di ricordi, ci mancherà"

Folla ieri alla Funeral Home per l’addio a Savigni, morto mercoledì a 78 anni. "Ha dedicato tutta la sua vita al mondo del beat"

"Cuore d’oro, intendeva l’amicizia per sempre", dicevano così ieri i tanti che lo conoscevano giunti al Funeral Home per l’estremo saluto a Carlo Savigni, il fotografo e animatore radiofonico scomparso mercoledì scorso. Il fondatore di Modena Radio City - soprannominato "il vecchio" per chi aveva confidenza, aveva 78 anni e insieme all’etere per tutta la vita si è dedicato a ritrarre il mondo del beat che a Modena ha coinciso con i Nomadi, l’Equipe ’84 di Maurizio Vandelli, Stefano ’Picca’ Piccagliani e altri, avendo qui una delle sue principali piazze. Durante la cerimonia, mentre scorrono le immagini del defunto ritratto in belle immagini anche con l’amico Francesco Guccini, salgono sul podio per un ricordo alcuni dei tanti che lo conoscevano bene. Patrizia Moscatti, ex dipendente della sua radio ricorda che "Carlo ci ha davvero insegnato tanto molti anni fa, quello fu uno dei corsi migliori della mia vita" mentre secondo il giornalista modenese di Tv Sorrisi e Canzoni Daniele Soragni "quello della nostra gioventù è stato un bel momento a Modena. Eravamo giovanissimi e divenimmo grandi amici in poco tempo. Lui fotografava tutto, soprattutto i musicisti beat e ora ha raggiunto in cielo tanti di noi che non ci sono più, come Gigi Fontanesi o Bonvi. Il conforto anche per la famiglia sta nel vedere quanto Modena lo amasse". Tra il pubblico accorso per le esequie anche volti noti della città come il grande fumettista e autore Guido De Maria e il fotografo Beppe Zagaglia, con quest’ultimo che spiega: "Anche se io ero più grande di lui diventammo amici, lui bambino, quando iniziai a frequentare il negozio del padre. Avevamo entrambi la macchina fotografica e scattavamo sempre, Carlo mi diceva che il protagonista del film Blow Up di Antonioni era lui. Quante risate e ricordi, l’ultima non molto tempo fa dall’artista Della Casa insieme anche a Roberto Serio". Conferma Fausto Ferri, un altro modenese attivo in quegli anni quando i sessanta si trasformavano nei settanta: "Carlo Savigni veniva spesso al Bar Italia dove del resto passavano tutti compresi i musicisti beat. Lui fotografava ragazze bellissime, ragazze che avrei tanto voluto conoscere". A portare un saluto prima che la bara si diriga al tempio crematorio di San Cataldo anche persone che lo hanno conosciuto già maturo: "Io conobbi Savigni anni fa - dice il quarantenne curatore del Museo civico Stefano Bulgarelli - al tempo di una mostra sugli anni sessanta. Sapeva veramente tutto, era un pozzo di ricordi e di recente mi chiamò: ridemmo perché aveva sbagliato numero, ma in quella occasione mi chiese un piccolo favore. Non ho fatto in tempo a sapere di cosa avesse bisogno, che peccato". "Per noi della radio - chiude il dj Diego Ferrari - era un vero maestro".

Stefano Luppi

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