Guido  De Maria
Guido De Maria

Modena, 12 febbraio 2017 - Era il febbraio del 1957, sessant’anni fa. Una data fondamentale per la storia del costume italiano, visto che andava in onda sull’allora primo canale, Carosello, il programma contenitore di spot pubblicitari destinato a cambiare le abitudini degli italiani. Si diceva allora che l’azienda che riusciva ad arrivare a Carosello quintuplicava il proprio fatturato.

Un’altra Italia, un altro mercato, un boom economico appena sbocciato e l’era consumistica già alle porte. E Modena, in diverse forme, si ritrovò capitale di quel mondo. Proprio nella nostra città nacquero tre studi pubblicitari dove si producevano i cartoni animati che facevano da premessa al ‘codino’ pubblicitario, gli ultimi secondi dello spot in cui era possibile recalmizzare il prodotto. E un modenese nativo di Lama Mocogno, Guido De Maria, da Bologna lavorava in un proprio studio pubblicitario, sfornando anch’egli jingle e spot destinata al Carosello serale.

Insomma, Modena fu tra i punti di riferimento di un programma televisivo irripetibile, figlio di un’epoca irripetibile che durò vent’anni, fino al 1977. I produttori recalmavano spazi più grandi rispetto ai tempi ristretti di Carosello, le aziende minori che non riuscivano ad accedervi protestavano, i brand internazionali che facevano pubblicità anche all’estero volevano immagini standardizzate del proprio prodotto, senza essere costretti ad adeguarli alle regole della televisione italiana. Finì un mondo.

E con esso anche a Modena chiusero i grandi studi pubblicitari, a partire dalla piccola grande azienda di Paul Campani, disegnatore modenese scomparso nel ’91, autore di personaggi animati che hanno fatto epoca. Sentì in maniera così forte che un’epoca era finita che decise addirittura di far demolire studi, uffici e teatro di posa. Resta la gloria di quegli anni, che a distanza di sessant’anni è giusto rivivere.

Guido De Maria, le cosa faceva nel ’57?

«Allora era un disegnatore umoristico. E qualche anno dopo fu proprio la mia casa produttrice che disse a noi disegnatori che si stava aprendo un nuovo fronte, quello di Carosello».

Quando iniziò?

«Pochi anni dopo, nel 1960. Mi misi in proprio, facevo l’autore e il regista di spot televisivi, entrai in contatto con i disegnatori per creare i cartoni animati. Andai avanti vent’anni, fino alla fine».

Per un’azienda era facile inserirsi nel giro di Carosello?

«Assolutamente no. Bisognava prima investire in pubblicità nei sistemi editoriali indicati dalla Rai. Poi ricavarsi spazi negli spot brevi. Infine potevi finalmente arrivare a Carosello. E in pochi mesi riguadagnavi tutto quanto avevi investito e anche di più».

Per far capire a chi ci legge, quali spot si inventò?

«Credo che alcuni miei slogan se li ricordino tutti. ‘Ottima direi, è cera Grey’. O anche i piatti-ti, con Nelsen piatti li vuol lavare lui’. O gli spot di Salomone pirata pacioccone dell’amarena Fabbri,tanto per citarne alcuni».

Come le venivano in mente gli slogan?

«Solitamente quando giravo in macchina. Paralavo da solo, cantavo, recitavo. E mi veniva la battuta. In quel periodo tra l’altro facevo anche cabaret, tutto serve quando ci si deve inventare qualcosa».

Si ricorda di qualche suo collaboratore illustre?

«Sì, tra l’altro due modenesi celebri. Lavorai con Francesco Guccini, che realizzava rime e jingle. E anche con Bonvi, il disegnatore di fumetti. Personaggi che come sapete, poi hanno seguito la loro strada di successo».

Modena allora era capitale

«Sì, perché io, modenese, lavoravo a Bologna. Ma a Modena c’era la Paul Film di Paul Campani, grande azienda produttrice di spot memorabili. Da lì vennero via due collaboratori che a loro volta si misero in proprio. Modena allora era alla pari di Milano».

Non c’erano solo cartoni animati in quel Carosello

«No, realizzavamo anche cortometraggi. Io lavorai molto con Franco Franchi e Ciccio Ingrassia».

Com’era dirigere loro?

«Facile e divertente. Avevano un autore geniale. Mi chiamava da Roma e mi chiedeva che location disponibili c’erano tra Modena e Bologna. Gli dicevo che c’era una villa antica, una cava abbandonata, un piccolo castello. E subito a lui venivano in mente gli sketch».

Un’era irripitebile?

«Sì. I tentativi di rifare Carosello sono miseramente falliti».