Carpi (Modena), 24 aprile 2017 - "Un film agghiacciante". L’ha definito così il comandante provinciale dei carabinieri, Giovanni Balboni. E’ quello della notte di follia i cui protagonisti sono tre minorenni, due 16enne e un 17enne, che hanno rubato cinque pullmini Seta usandone due come ariete contro la scuola ‘Meucci’: sono stati fermati sabato sera dai carabinieri con le accuse di furto aggravato e continuato, danneggiamento, guida senza patente e interruzione di pubblico servizio.

Bus contro la scuola, i tre vandali 'traditi' dai social

I video delle telecamere dei bus parlano chiaro. Il movente è la noia. I tre giovani, due tunisini e un centrafricano, due dei quali studenti del Meucci, il terzo del Vallauri, non sapevano cosa fare. Per questo alle 4.30 di venerdì mattina, quando nel transitare in bici in via Peruzzi hanno visto che la saracinesca del deposito dei bus era semi alzata, hanno deciso di entrarvi. Da qui, con stupore, si sono accorti che i mezzi erano aperti e con le chiavi inserite. Ecco che ne hanno messi in moto due, giocando agli autoscontri nel piazzale del deposito, per poi rubarne altri tre e scorrazzare a folle velocità per mezza Carpi. Hanno percorso 30 chilometri abbattendo cartelli stradali e passando col rosso, in pratica facevano la gara.

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Alla fine decideranno di dirottarsi verso la scuola. «Non c’erano mitivi di acredine contro l’istituto o i professori», spiega il capitano della Compagnia di Carpi, Alessandro Iacovelli. La scuola è stata scelta come obiettivo casuale. Ma nella loro follia hanno commesso troppi errori. Innanzitutto l’audio dei filmati ha rivelato due dei loro nomi: una ricerca incrociata con l’anagrafe e i registri scolastici hanno permesso ai carabinieri di individuare subito uno dei ragazzi. Perquisito, sono stati trovati i vestiti della notte della scorribanda e nel suo telefonino i video della nottata.

Arrivare agli altri due è stato poi facile: hanno ammesso le loro responsabilità, dicendosi appunto annoiati. A mettere sulla pista giusta gli inquirenti, anche l’analisi dei social network dove in una chat si era fatto accenno alla ‘bravata’. Le analisi scientifiche hanno fatto il resto: l’inchiesta sarebbe blindata dalla prova del dna su capelli e sudore repertati sui bus. I danni tra scuola e minibus ammontano a 470mila euro. Si tratta di giovani di nazionalità italiana, immigrati di seconda generazione, i cui genitori si dicono sconvolti e molto dispiaciuti per quanto successo. Sono in attesa della convalida del fermo, detenuti in una struttura d’accoglienza. L’indagine è coordinata dalla procura dei minori.

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