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Modena, 31 gennaio 2017 - Preferisce non parlare di quello che ha subito nel proprio Paese; le ferite sono ancora aperte e fanno male. Racconta volentieri, però, di quanto amore e sostegno abbia ricevuto una volta arrivato in Italia, dove ha trovato la forza di ricominciare. Il protagonista della vicenda è un giovane omosessuale proveniente dall’Est Europa che chiameremo Andrea. Forse non tutti sanno che sono centinaia i migranti che chiedono asilo ogni anno poichè perseguitati in quanto gay, lesbiche o trans. Proprio per aiutare i richiedenti asilo Lgbt a scappare da situazioni di pericolo e da paesi dove rischiano a tutti gli effetti la vita, a Modena nasce il primo appartamento per chi fugge dalla discriminazione di genere.

Un progetto pilota, ideato dalla cooperativa Caleidos e da Arcigay al fine di tutelare appunto i migranti Lgbt. L’abitazione sarà inaugurata nelle prossime settimane e metterà a disposizione sei posti letto pensati proprio per ragazzi come Andrea, sfuggito alla persecuzione. «Sono arrivato in Italia circa tre anni fa e contestualmente nel mio paese è uscita la legge contro la propaganda gay – racconta – non si tratta di una normativa contro omosessuali, non parla di illegalità ma porta gli omofobi a sentirsi dalla parte della ragione. Se dici ad esempio ad un bambino che è normale essere gay – spiega Andrea – vieni multato e tutti ritengono lecito, forze dell’ordine comprese, picchiare un gay o insultarlo». Andrea spiega anche di essere stato aiutato dalla rete nazionale Arcigay, in particolare nelle persone di Giorgio Dell’Amico e Alberto Bignardi, presidente dell’associazione a Modena. «E’ stato comunque difficile – racconta – perché quando arrivi qui in qualità di rifugiato il tuo passaporto resta in questura. Esci con una ricevuta del permesso di soggiorno in attesa della carta d’identità; non puoi lavorare o affittare casa. Se non avessi ricevuto l’aiuto dei volontari di Arcigay sarei rimasto in mezzo ad una strada». La conferma arriva appunto da Alberto Bignardi, presidente Arcigay Modena. «Abbiamo pensato all’appartamento proprio per aiutare questi ragazzi; ci arrivano almeno due richieste al mese», spiega. Stiamo ad esempio aiutando un ragazzo trans arrivato dalla Libia. Ha chiesto asilo in Italia perché, pur essendo anestesista, nel suo paese non può lavorare. Confido che l’appartamento sia pronto presto – afferma Bignardi – e abbiamo un grosso sponsor; infatti Ikea metterà a disposizione i mobili. Nell’abitazione, oltre ai ragazzi, ci saranno due operatori, uno di Arcigay e l’altro di Caleidos e due posti saranno riservati agli italiani. Tanti giovani, infatti, vengono cacciati di casa dai genitori, soprattutto nel sud Italia». Ad intervenire sul progetto è anche Giorgio Dell’Amico, referente nazionale Arcigay per l’immigrazione. «Quella dell’appartamento è un’esigenza riscontrata in tanti anni – afferma – sono tantissimi i paesi che hanno leggi contro gli omosessuali e ho seguito almeno 250 casi. Parliamo ad esempio di Nigeria, Gambia, Tunisia, Marocco, Uganda, Pakistan, Iran, Russia».