Mirandola (Modena), 3 novembre 2017 - E' affranta la mamma dello studente 15enne dell’istituto Galilei che ha lanciato il cestino dell’immondizia contro la prof di matematica. Per ragioni di riservatezza, considerata la minore età del giovane, teniamo segreta la sua identità. 

Signora, chi la conosce la descrive come una brava mamma. 
«Faccio il possibile, ma evidentemente non basta. I servizi sociali del Comune mi accusano di non sapere fare bene il ruolo di genitore». 

Lei cosa pensa? 
«Cosa devo fare? Non c’è una ricetta precisa cui attenersi per fare bene il genitore. Ai miei figli (oltre al maschio una ragazzina di 13 anni, ndr) cerco di dare tutto l’amore e l’affetto possibile, di insegnare loro il rispetto per il prossimo e l’educazione. Sicuramente stanno soffrendo per la separazione, e capisco il disagio, principalmente di mio figlio. Ma quanti ragazzi vivono il dolore della separazione di mamma e papà? Tantissimi, eppure non tutti, fortunatamente, buttano il cestino in faccia alla prof, o i banchi dalle finestre della scuola, o fanno le rapine nei supermarket come mio figlio».

Oltre agli atti vandalici a scuola, anche la rapina? 
«Il giorno del suo compleanno, lo scorso 25 settembre. Quel giorno mi ero riservata un turno di riposo nell’azienda biomedicale dove lavoro per stare con il mio ragazzo, confezionargli la torta e fare festa in famiglia. Lui invece ha festeggiato con la rapina… Brandendo tanto di bastone contro i dipendenti cinesi. E’ stato denunciato, giusto così. Quel giorno mi è caduto il mondo addosso».

Suo figlio come reagisce quando viene ripreso? 
«Mi chiede scusa, mi promette che non lo farà più, ma poi ci ricasca puntualmente. A casa è un ragazzo buono, aperto al dialogo, ma fuori è un mezzo delinquente. Darei la vita per lui, ma sono lucida nel giudizio. Non lo scuso affatto. Temo che possa finire in una comunità di recupero su decisione dei servizi sociali minori. Questo mi renderebbe ancora più disperata: dopo la separazione mi restano solo i miei due figli».

La scuola e i servizi sociali stanno facendo un percorso rieducativo oltre che ‘punitivo’? 
«Magari. Dopo la sospensione di due settimane per altri episodi commessi a scuola, misura che sarà replicata a breve dopo il lancio del cestino, finora non sono stata messa al corrente di progetti mirati. Non so più cosa fare: ho bussato a tutte le porte, maresciallo compreso, per chiedere aiuto, ma finora non è cambiato nulla».

Ha visto il video postato su Facebook che riprende suo figlio nell’atto di lanciare il cestino? 
«Sì, purtroppo. L’Italia intera l’ha visto. Sto piangendo da giorni, ma mi meraviglio del comportamento dell’insegnante». 

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Vale a dire? 
«Non ha detto nulla, non ha mostrato autorevolezza. Questo mi lascia perplessa. I ragazzi, disagiati o meno, hanno bisogno di figure adulte di riferimento, forti, autorevoli. La ‘prof’ doveva mostrare fermezza, disapprovare il gesto, sgridare severamente mio figlio e gli altri bulli, invece nulla».

IL COMMENTO - Serve l'alleanza tra scuola e famiglia