Choc nel distretto biomedicale. Bellco, a rischio 350 posti di lavoro. Sindacati in rivolta: "Inaccettabile"

L’azienda: "Dobbiamo fermare la produzione di macchine per dialisi e dei relativi consumabili. La continua erosione dei prezzi di mercato rende insostenibile la situazione. Resterà il centro di ricerca".

Choc nel distretto biomedicale. Bellco, a rischio 350 posti di lavoro. Sindacati in rivolta: "Inaccettabile"

Choc nel distretto biomedicale. Bellco, a rischio 350 posti di lavoro. Sindacati in rivolta: "Inaccettabile"

Choc nel distretto del Biomedicale della Bassa. Bellco, azienda parte del gruppo Mozarc Medical, ha deciso nell’ambuito di "una riorganizzazione dell’assetto produttivo", di "fermare la produzione di macchine per dialisi e dei relativi consumabili" che avveniva nello stabilimento di Mirandola". Questo significa che "dei 500 lavoratori attualmente impiegati, circa 300 (350 secondo i sindacati e considerando anche gli interinali, ndr) saranno in esubero".

Bellco sostiene di aver informato le rappresentanze sindacali della volontà "di avviare un confronto per gestire gli esuberi ed esplorare tutte le possibili soluzioni. L’azienda è pienamente consapevole che si tratta di una scelta difficile, ma al tempo stesso inevitabile per garantire il raggiungimento degli obiettivi a lungo termine".

"I dipendenti del centro di Ricerca & Sviluppo di Mirandola – continua l’azienda – e le funzioni di supporto non saranno coinvolti dalla riorganizzazione. I team che vi lavorano garantiscono, infatti, un contributo fondamentale alla capacità di innovare dell’azienda che vuole continuare ad investire a Mirandola".

La decisione di tagliare una linea produttiva e di conseguenza 300 posti di lavoro nasce dalla decisione di "uscire dal mercato della dialisi cronica ed acuta per adulti, per concentrare tutti gli sforzi nello sviluppo di tecnologie per dialisi domiciliare e la commercializzazione dei prodotti per accesso vascolare. La continua erosione dei prezzi di mercato rende insostenibile, economicamente e finanziariamente, mantenere la presenza dell’azienda nel settore. Negli ultimi otto anni, Bellco ha cercato di fronteggiare queste difficoltà continuando a investire nel sito produttivo e rifinanziando l’erosione del proprio patrimonio netto. Tuttavia, nonostante questi numerosi sforzi, oggi la situazione è divenuta insostenibile".

Durissima la reazione dei sindacati e dei lavoratori che ieri mattina per protesta, sono usciti dallo stabilimento. "Un fatto grave e inaccettabile, che colpisce al cuore il distretto biomedicale di Mirandola e contro il quale è iniziata immediatamente dopo l’annuncio, la protesta delle lavoratrici e dei lavoratori che, ne stia certa l’azienda, renderemo la protesta di un intero territorio e di una intera regione. Da queste parti abbiamo combattuto e vinto contro un terremoto e contro una pandemia, rendendo il biomedicale il motore europeo della ripartenza e del riscatto. Di sicuro non ci fermerà il diktat di una multinazionale che pretende di rottamare la vita di oltre 350 lavoratori e l’intero indotto". Lisa Vincenzi di Filctem Cgil Modena e Alberto Suffritti di Femca Cisl Emilia Centrale alzano lo scudo a difesa dei dipendenti di Mozarc-Bellco.

"Appena un anno fa veniva dato l’annuncio dello spin off, frutto dell’investimento congiunto di due colossi del settore come Medtronic e Da Vita – continuano i sindacati – Oggi la multinazionale che decide di abbandonare al loro destino centinaia di persone e il distretto. E’ un’ azienda con grandi potenzialità, sia in termini di infrastrutture ma soprattutto in termini di competenze professionali. Ora è il momento che tutta la Comunità delle forze politiche, del mondo imprenditoriale e delle Istituzioni, a cominciare dalla Regione e dal Governo, facciano una scelta di campo netta: non dobbiamo solo difendere un’azienda che pure è enorme. Oggi siamo tutti chiamati a sbarrare la porta ad un modo di fare impresa tossico che può ammalare il biomedicale. Quindi, non lasciate soli le lavoratrici e i lavoratori, tenete insieme a noi altissima l’attenzione e portate questo tema anche in Europa".