Farmacisti al lavoro in tutta la provincia per preparare l’«Amuchina», sparita ormai da giorni dagli scaffali di farmacie, negozi, supermercati. «Devo preparare mille flaconcini per la cooperativa Cpl e una cinquantina per l’azienda Cucirini Rama, oltre a quelli per uso individuale, richiestissimi. Inutile negarlo, è il prodotto che va per la maggiore, richiesto a qualsiasi età e con una certa premura» commenta il farmacista di Concordia Renzo Belli, che subito dopo il sisma di maggio 2012 allestì...

Farmacisti al lavoro in tutta la provincia per preparare l’«Amuchina», sparita ormai da giorni dagli scaffali di farmacie, negozi, supermercati. «Devo preparare mille flaconcini per la cooperativa Cpl e una cinquantina per l’azienda Cucirini Rama, oltre a quelli per uso individuale, richiestissimi. Inutile negarlo, è il prodotto che va per la maggiore, richiesto a qualsiasi età e con una certa premura» commenta il farmacista di Concordia Renzo Belli, che subito dopo il sisma di maggio 2012 allestì nel suo giardino ‘Campo Paradiso’, una tensostruttura dove accolse un centinaio di terremotati, che sfamò e aiutò. Gesto che valse a lui e alla moglie Carla, farmacista, la medaglia d’oro al valore. «Oggi – dichiara Belli – questa epidemia è come un sisma, come ha giustamente detto il nostro Vescovo ‘don Erio’ Castellucci, e la gente ha bisogno di essere confortata, incoraggiata. Molti sono impauriti, e spesso spiego loro che è sufficiente attenersi alle disposizioni sanitarie, evitare luoghi troppo affollati, lavarsi spesso le mani e disinfettarle. Come me, tanti altri colleghi – ricorda – sono al lavoro per preparare le soluzioni disinfettanti, gli ingredienti sono alcol puro, acqua ossigenata, glicerolo, acqua». La quantità di ciascun ingrediente è decisa dal farmacista, ma il prodotto finale è garantito. La soluzione liquida viene messa sul palmo della mano e spalmata su entrambe, c’è anche chi se la passa sul volto. Da giorni, da quando è cominciata l’emergenza Coronavirus, nel retro delle farmacie modenesi un addetto alla preparazione dei disinfettanti lavora incessantemente, «perché è la prima cosa richiesta – spiega Belli – dai clienti e dalla gente di passaggio e quindi cerchiamo di accontentarli, ma le scorte si esauriscono e quindi dobbiamo fare gli straordinari per cercare di dare a tutti, e nel minor tempo possibile».

Quanto alle mascherine, anche queste andate a ruba, il dottor Belli è critico. «Mi rifiuto di tenerle, mi dissocio dallo sciacallaggio in corso in questi settimane. Se a gennaio – spiega – le ormai note FFP3, le mascherine necessarie a chi ha contratto il Coronavirus, costavano a noi farmacisti 4, 5 euro l’una, oggi i costi sono lievitati di parecchio: vanno dai 25, 30 euro. Speculare sulla salute è sulla paura della gente è davvero da incivili, quindi preferisco non tenerle anche perché non contano, o meglio non si evita il contagio pur avendo la mascherina, gli occhi non sono riparati. Nella mia farmacia nessuno le indossa, un modo per tranquillizzare i clienti».

v. bru.