Covid, spunta rara variante. A destra il dottor Giovanni Casaletti
Covid, spunta rara variante. A destra il dottor Giovanni Casaletti

Modena, 20 febbraio 2021 - Il periodo che va da inizio giugno ai primi di ottobre 2020 è quello della "pace". Prima e dopo l’estate, invece, è stata guerra aperta contro il Covid. Una battaglia lunga un anno che non è ancora finita. Lui, il virus, si replica e muta. Il laboratorio di Pievesestina in Romagna ha appena isolato una nuova variante nel tampone di una paziente della provincia di Modena, ora in isolamento domiciliare, denominata B1.525. Una mutazione del virus identificata in soli altri 142 casi nel mondo. Nel laboratorio di microbiologia diretto dal professor Vittorio Sambri il virus viene sequenziato. In un campione inviato da Modena, nell’ambito delle verifiche ’random’, è stata quindi individuata l’ennesima variante. "Il caso è stato preso in carico – conferma il dottor Giovanni Casaletti, direttore del servizio Igiene pubblica dell’Ausl – è già partita l’indagine epidemiologica". Sarà effettuato il tracciamento, per capire quanto dal contagio in questione la variante possa essersi propagata.

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E’ stato un anno durissimo, quello che ci illustra Casaletti. L’epidemia Covid a Modena è cominciata ufficialmente il 23 febbraio 2020 quando fu diagnosticato il primo caso Covid. Era di Giorgio Grillenzoni, socio della Garc di Carpi deceduto un mese dopo, quel tampone positivo dopo il quale "abbiamo capito che saremmo stati investiti dall’epidemia. Dopo aver iniziato i tracciamenti per cercare i primi focolai, è partita una macchina organizzativa che nei mesi è cresciuta e che ora ci permette di intercettare in modo molto efficiente i casi Covid. Abbiamo scoperto, tra noi colleghi, delle professionalità che non pensavamo di avere e ci siamo dotati di strumenti diagnostici, clinici e informatici che ci permettono grande efficienza.

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Oggi tra il rilevamento di una positività e il contatto tra paziente e operatore Ausl passano al massimo 24 ore. Fondamentale è stata l’informatizzazione e sistematizzazione dei dati, con applicativi che ci permettono di non perdere le tracce di nessuno". La pandemia ha raggiunto un improvviso picco nel marzo scorso, al quale è seguita una decisa discesa dei contagi dovuta al lockdown. La curva si rialza in autunno, ma il triangolo si trasforma in un quadrilatero informe: rispetto a novembre la situazione ora è migliorata ma il virus non ci molla e miete vittime. "Guardando il grafico consideriamo che i ricoveri sono la conseguenza di ciò che è accaduto circa quindici giorni prima poiché, in media, dal momento del contagio al ricovero trascorrono due settimane. – spiega Casaletti – Possiamo notare che i picchi di ricoveri si hanno dopo l’allentamento delle restrizioni. Inoltre se guardiamo anche le piccole curve, la salità è molto più brusca rispetto alla fase di discesa, segno che il contagio si propaga velocemente e che uscirne è difficile e richiede tempo". La variante inglese potrebbe contribuire all’aumento di casi che stiamo vivendo in questi giorni: ieri sono stati 326 i nuovi positivi, di cui 208 sintomatici, 17 ricoveri e 5 morti (4 uomini e una donna) di età compresa tra i 60 e i 94 anni residenti a Modena e Fiorano. "C’è il sospetto fondato che si diffonda con più rapidità".

E’ quindi giusto tornare in fascia arancione? "Ne vedremo gli effetti tra quindici giorni". Non sa quando usciremo dalla pandemia, ma una cosa è certa: "I dati settimanali sono comunque alti, siamo a 1500-2000 contagi ogni sette giorni. Sarà una lunga maratona e i vaccini sono l’unica arma che abbiamo insieme al distanziamento, all’igiene delle mani e alla mascherina. Ci vorrano ancora mesi per arrivare a una immunità soddisfacente, che superi il 75% con la speranza di arrivare al 90%. E anche chi si è vaccinato, sappia che non è un supereroe: dobbiamo continuare a indosare la mascherina e a tenenere le distanze perché non esiste alcun vaccino che ci protegga al 100%. Sappiamo ancora troppo poco del virus e dei vaccini per abbassare la guardia". Sull’umore del personale, aggiunge: "Per noi non è solo una esperienza professionale, ma anche umana. Ci siamo portati dietro il peso dei decessi, la situazione ha un grande impatto emotivo e ancora oggi ci sono dei pazienti guariti dal Covid che telefonano al numero della sorveglianza sanitaria attiva per salutare gli operatori e ringraziarli per il loro supporto, spesso non solo clinico ma anche umano".