di Chiara Mastria Mascherine che uniscono lo stile di tessuti come quelli del famoso brand italiano Jucca a un impegno per il sociale. Senza dimenticare la cosa più ovvia: l’assoluta necessità del momento. L’idea nasce da Caroline Caporossi, americana, a Modena da tre anni e da due responsabile dello sviluppo dei progetti per l’associazione no profit ‘Food for soul’, fondata da Massimo Bottura e dalla moglie Lara Gilmore. A maggio dell’anno scorso Caroline conosce una ragazza rifugiata, Ella. Entrambe 25enni, entrambe ‘straniere’ a Modena, diventano amiche. Caroline, grazie alle conoscenze...

di Chiara Mastria

Mascherine che uniscono lo stile di tessuti come quelli del famoso brand italiano Jucca a un impegno per il sociale. Senza dimenticare la cosa più ovvia: l’assoluta necessità del momento. L’idea nasce da Caroline Caporossi, americana, a Modena da tre anni e da due responsabile dello sviluppo dei progetti per l’associazione no profit ‘Food for soul’, fondata da Massimo Bottura e dalla moglie Lara Gilmore. A maggio dell’anno scorso Caroline conosce una ragazza rifugiata, Ella. Entrambe 25enni, entrambe ‘straniere’ a Modena, diventano amiche. Caroline, grazie alle conoscenze sviluppate nel settore dell’ospitalità, la aiuta a trovare un lavoro. E’ stato il primo passo di un percorso che l’ha portata, all’inizio di quest’anno, a fondare la ‘Association for the Integration of Women’, nata proprio per supportare l’inclusione sociale di donne migranti residenti a Modena, per insegnare loro dei mestieri da poter spendere nella nostra città, per crearsi una vita degna qui e mettere radici.

L’idea iniziale era quella di un ristorante in cui di giorno fare workshop e di sera proporre cibi etnici cucinati dalle stesse donne coinvolte nel programma di formazione. Stavano cercando la location giusta quando è arrivato il Coronavirus a sconvolgere il mondo, l’Italia, Modena. Così, la virata: accantonata momentaneamente l’idea del ristorante, Caroline e le sue donne (messe insieme in collaborazione con i servizi sociali del Comune) si sono buttate sulla produzione di mascherine cucite a mano dando vita, dallo scorso 7 aprile, al progetto ‘Cucire insieme’. Come funziona? Si fa una donazione libera, passando dal sito weareaiw.orgcucireinsieme, e per ognuna di queste verrà inviata una mascherina all’indirizzo indicato dal donatore.

"I soldi raccolti – spiega Caroline – vengono usati per pagare le donne che lavorano con noi, che stanno diventando sempre di più. Tutte loro amano questo lavoro perché si sentono di stare facendo qualcosa di molto utile per la comunità modenese, che le ha accolte. In generale le donne sono impattate in modo più forte dagli effetti economici dell’epidemia di Coronavirus, in quanto una proporzione più alta di loro occupa posizioni lavorative meno garantite e a bassa retribuzione (come dicono le Nazioni Unite). Queste donne stanno crescendo le nostre generazioni future; la loro resilienza rappresenta la forza delle nostre comunità".

Finora sono state cucite circa 500 mascherine, spedite anche fuori Modena, realizzate con i tessuti donati dal già citato Jucca e dal produttore carpigiano Fantasie Tricot. Il cartamodello è stato anch’esso donato, da Maria Vittoria Severi del brand modenese Maria Vittoria Atelier. Quanto a Bottura, è uno dei supporter principali del progetto: il suo staff compare regolarmente con addosso le mascherine di ‘Cucire insieme’ e lui "è la nostra grande fonte d’ispirazione", conclude Caroline. E il progetto del ristorante etnico? Per ora è solo accantonato, in attesa che l’emergenza Covid lasci di nuovo il posto alla socialità.