"De Salvatore fu ucciso lentamente". Chieste condanne di 11 e 7 anni

Finale Emilia, Samia El Harim e Angelo Barbato a processo per la morte del pensionato: sentenza il 12 ottobre

"De Salvatore fu  ucciso lentamente". Chieste condanne di 11 e 7 anni

"De Salvatore fu ucciso lentamente". Chieste condanne di 11 e 7 anni

Undici anni di carcere per lei, sette per lui. Sono queste le richieste di condanna da parte della pubblica accusa nei confronti rispettivamente di Samia El Harim, 37 anni di origine marocchina, e Angelo Barbato, 40enne di Finale Emilia accusati di omicidio preterintenzionale (El Harim anche di maltrattamenti e rapina aggravata) per la morte del pensionato 74enne Rocco De Salvatore. L’uomo – lo ricordiamo – era stato trovato cadavere dal figlio all’interno della propria camera da letto di via Volta, a Massa Finalese, la sera dello scorso 31 luglio. Secondo le indagini svolte dai carabinieri la coppia avrebbe somministrato dosi fatali di farmaci alla vittima – provocandone così il decesso – per poter usufruire liberamente della sua abitazione ma anche della sua auto. La difesa di Barbato, rappresentata dall’avvocato Roberto Neri e Giorgia Marini, ha chiesto l’assoluzione per l’imputato, per non aver commesso il fatto. L’avvocato di Samia El Harim, Annibale Bove ha chiesto l’assoluzione da tutti i capi di imputazione per la 37enne. Il legale, per quanto riguarda l’accusa di omicidio preterintenzionale, ha sottolineato come ‘non vi sia prova certa che l’imputata si trovasse a casa della vittima nei giorni antecedenti la morte dell’anziano’.

Inoltre il legale ha prodotto una perizia redatta da una consulente tossicologa che, sulla base di dati scientifici, avrebbe escluso che l’assunzione degli psicoanalitici in questione avesse potuto portare al decesso della vittima.

Per quanto riguarda l’accusa di rapina, non vi sarebbe prova che nell’abitazione fosse presente denaro. La sentenza è prevista per il 12 ottobre. Presenti in aula, ieri, oltre ai due imputati anche i figli e i parenti della vittima che chiedono venga fatta giustizia.

L’avvocato Marco Ferraresi, che rappresenta appunto i parenti del pensionato, ha sottolineato come De Salvatore, quel giorno, si fosse probabilmente reso conto di quanto ‘gli stavano facendo’ gli indagati, tanto da sputare alcune delle pillole e arrivare alla porta barcollando. Per quanto riguarda le cause del decesso, il legale ha fatto presente come il pensionato sia morto a seguito di una cardiopatia ischemica coronarica.

"Si trattava di un 73enne cardiopatico – ha sottolineato il legale in aula – particolarmente vulnerabile all’azione farmacologica.

Quindi la somministrazione di quei farmaci è stata una concausa del decesso. De Salvatore è stato lasciato tre giorni in una stanza torrida, tra urina e feci. Questo è omicidio volontario per dolo eventuale: ovvero accetti l’eventualità della morte e te ne freghi".

Valentina Reggiani