di Valentina Reggiani Cinquantamila pazienti, di cui oltre 250 bambini con la forma più grave solo nella nostra provincia. La fontana dei due Fiumi di largo Garibaldi è illuminata di blu, colore simbolo del diabete di cui oggi si celebra la giornata mondiale. A spiegare quali sono le nuove frontiere per prevenire la malattia e per combatterla è Anna Vittoria Ciardullo, direttore della struttura complessa di medicina interna ad indirizzo diabetologico dell’Ausl. Qual’è la situazione nella nostra provincia? «Abbiamo oltre 50mila pazienti diabetici e stiamo cercando di agire sullo stile di vita di...

di Valentina Reggiani

Cinquantamila pazienti, di cui oltre 250 bambini con la forma più grave solo nella nostra provincia. La fontana dei due Fiumi di largo Garibaldi è illuminata di blu, colore simbolo del diabete di cui oggi si celebra la giornata mondiale. A spiegare quali sono le nuove frontiere per prevenire la malattia e per combatterla è Anna Vittoria Ciardullo, direttore della struttura complessa di medicina interna ad indirizzo diabetologico dell’Ausl.

Qual’è la situazione nella nostra provincia?

«Abbiamo oltre 50mila pazienti diabetici e stiamo cercando di agire sullo stile di vita di quelli prediabetici. Quindi la prevenzione riguarda in particolar modo l’alimentazione e l’attività fisica e queste persone vengono controllate ogni anno, come prevede un progetto della Regione affinchè non si arrivi alla patologia».

Quanti sono i tipi di diabete?

«La patologia si distingue in di diabete tipo uno e tipo due. Su 50mila persone 1400 hanno, di cui 250 bambini hanno il tipo uno, insulino dipendente che vece il suo esordio in tenera età. La patologia rientra nelle malattie autoimmuni: è causata dalla produzione di autoanticorpi che attaccano le cellule Beta che all’interno del pancreas sono deputate alla produzione di insulina. Il bambino viene quindi preso in carico fino alla maggiore età dalla pediatria del policlinico».

Non vi è una cura...

«No ma per questi ragazzi esistono supporti diversi. Teniamo presente che nel 1821 è stata scoperta l’insulina e oggi ci sono altre tecnologie con sistemi di microinfusori. Si tratta di micropompe della grandezza di un Ipod che emettono morfina; poi c’è un dispositivo con uno speciale sensore che monitora l’insulina nel sangue. Inoltre ci sono grandi novità già in studio e si auspica che in futuro si arrivi alle staminali per curare la grave patologia. La ricerca va avanti...».

Per quanto riguarda il tipo 2?

«Oltre alla sfera alimentare e all’ attività fisica vi sono ora tantissimi farmaci che permettono una terapia personalizzata anche in caso di lavori ad alto rischio come può essere quello dell’autista. Poi c’è un percorso a parte per il diabete gestazionale, che si manifesta durante la gravidanza e tende a scomparire subito dopo anche se resta la predisposoizione. In questo caso bimbo e mamma continuano ad essere seguiti dal consultorio».

Cosa si può fare per tenere ‘lontana’ la patologia?

«Per il diabete di tipo due si può far molto proprio puntando allo stile di vita e mi rivolgo a nonne e mamme. Occorre vincere la tendenza alla sedentarietà nei bambini, che sta diventando assoluta anche nei giochi. Per per chi lavora certo il tempo è poco per fare sport ma teniamo presente che l’indicazione anche per ridurre il rischio di infarto o ictus è quella di camminare a passo svelto almeno venti minuti al giorno».

Poi c’è l’alimentazione...

«Spesso nei carelli c’è solo cibo industriale: torniamo all’alimentazione mediterranea, alla tradizione delle nostre mamme. Sono sufficienti dieci minuti per un piatto di pasta con un condimento sano e antiossidante».