Diletta Leotta
Diletta Leotta

Modena, 16 maggio 2020 - Aveva ammesso per primo di aver diffuso le immagini private della presentatrice ma aveva fatto appello all a vittima affinchè credesse alle sue parole: "Non sono io il pirata informatico; non ho rubato io foto e video hot". E ieri a credergli è stato per primo il giudice che, anche in base alla tesi difensiva che ha documentato quanto accaduto, ha emesso decreto di archiviazione del caso. La vicenda è nota: tra il 2016 e il 2017 qualcuno violò il telefonino della nota showgirl Diletta Leotta: l’hacker le rubò foto e video hot per poi divulgarle.

Partirono le indagini coordinate dalla procura dei minori e fu iscritto nel fascicolo degli indagati, per il reato di accesso abusivo a sistema informatico e diffamazione un ventenne dell’Appennino modenese che, all’epoca dei fatti, aveva 17 anni. Il giovane fin da subito si proclamò innocente, sostenendo di aver effettivamente diffuso le immagini della presentatrice ma negando categoricamente di averle rubate dal cloud della Leotta nel 2016. Le immagini vennero condivise da migliaia di utenti della rete.

Le indagini difensive hanno dimostrato come effettivamente il giovane non fosse un hacker. Quelle immagini lo studente le aveva ricevute tramite whatsapp al pari di tanti altri utenti della rete. Video hot e foto erano contenute in una casella drop box. Ingenuamente il giovane le aveva inviate a sua volta agli amici; ai compagni di scuola senza ovviamente pensare alle conseguenze. La showgirl però rilasciò interviste spiegando quanto la situazione l’avesse ferita e quante lacrime avesse versato alla scoperta delle sue immagini private diffuse e condivise da migliaia di utenti.



Ieri mattina, durante l’udienza che si è svolta da remoto, è emerso come il ragazzo, difeso dagli avvocati Barbara Pini e Luca Benedetti effettivamente non fosse a conoscenza di quell’accesso abusivo al sistema informatico e di come si fosse trovato tra le mani quelle immagini ‘piccanti’. Da qui l’archiviazione del caso. Dall’altra parte dello schermo l’avvocato della showgirl, la sorella della vittima che già si era opposta una prima volta all’archiviazione.

Dopo una prima richiesta di archiviazione delle accuse da parte della procura per i minori, infatti, lo studente era stato convocato dal tribunale di Milano ed erano state ordinate nuove indagini. Secondo le accuse, infatti, era stato il ventenne all’epoca a dare input alla diffusione del materiale. Ma gli accertamenti hanno dimostrato come le immagini circolassero in rete già da tempo e come il 17enne, all’epoca dei fatti, con tutta l’ingenuità che contraddistingue l’adolescenza, le avesse fatte ‘girare’ senza pensare alle conseguenze.