Modena, 11 luglio 2018 - Lo sballo, quello mortale, correva sulla rete, nella parte più oscura del web e a venderlo era una vera e propria organizzazione composta da nove italiani, tra cui un 45enne residente a Pievepelago, Alessio Collini. Le pasticche e non solo venivano poi distribuite dai ‘galoppini’ nei locali di tutta Italia, anche nella nostra provincia e nei rave.

E’ quanto emerso dall’operazione «Big tasty», che prende il nome da un noto panino del menù fast food, con cui veniva soprannominato uno del gruppo (ma non è contestata l’associazione a delinquere). Sei delle nove persone colpite da misura cautelare sono finite in carcere, tre sottoposte all’obbligo di presentazione alla pg. Si tratta di tre persone di Casciana Terme, un pisano e un pistoiese. Gli altri risiedono fra Modena e Ancona dove sarebbe avvenuto in parte anche lo smercio. Un’indagine del nucleo investigativo di Pisa che si è avvalsa di tecnologie molto sofisticate e specialisti e che è partita da una serie di segnalazioni, quasi un anno fa, dalla Direzione centrale servizi antidroga (Dcsa) di Roma, di sequestri soprattutto in Germania (ma le spedizioni arrivavano anche da Spagna e Paesi Bassi) di alcuni pacchi postali.

Infatti la maggior parte delle operazioni avveniva attraverso un sistema sommerso non indicizzato dai normali motori di ricerca su internet, il deep web, e la merce, droga di vario tipo, tra cui anche molta sintentica nuova «e quindi potenzialmente pericolosa», veniva pagata tramite bitcoin, la moneta virtuale. Un totale di 50 chili di stupefacente sequestrato che avrebbe fruttato sul mercato dello spaccio oltre un milione di euro. Nelle buste c’erano sostanze stupefacenti di varia natura (in particolare eroina, hashish, amfetamine ed ecstasy), peso complessivo quasi un chilo, tutte destinate a un nominativo insesistente. Ma all’indirizzo indicato abitava una coppia italiana, lui Emanuele Malgrati, 44enne, con esperienze lavorative nel campo dell’informatica, e lei Eva Lukolic, 25enne.

 

La droga sequestrataLa droga sarebbe arrivata attraverso normali buste (assaggi di allucinogeno, dimetiltriptamina), hard disk o confezioni e di the paricolari, con lettera di accompagnamento che pubblicizzava il prodotto. Secondo l’accusa, gli indagati, tra cui Alessio Collini si facevano recapitare la merce anche ad indirizzi di altri indagati che sarebbero stati consapevoli del contenuto e che avrebbero ricevuto anche compensi in denaro.

C’era poi il rifornimento attraverso trafficanti. La droga era appunto destinata anche sul nostro territorio a giovanissimi, per lo più studenti minorenni. Nelle intercettazioni, infatti, i ragazzi di 14-15 anni pregano di dare loro la merce a un prezzo ridotto, in base ai soldi che hanno in quel momento». «Oltre alla rivendita in occasione di rave party e davanti ai locali toscani, in varie località dell’Emilia Romagna e delle Marche – aggiunge il maggiore Pennisi – gli indagati princiapali, a loro volta, facevano spedizioni anonime per smerciare lo stupefacente».